QUOTA CANZONI ITALIANE- OBBLIGATORIE? RIDICOLO

DI FABRIZIO FALCONI

Questa vicenda delle quota canzoni italiane- obbligatorie è per me ridicola, anzi grottesca. Francamente me ne impippa poco se la Francia l’ha già fatto per le canzoni francesi. Si sa che in quel paese lo sciovinismo non è mai morto, e non è detto che degli altri occorra per forza imitare le cose più astruse – anche se capisco che viviamo in tempi di cupi “sovranismi” incentivati dall’alto e dal basso. Il protezionismo culturale è ancora più orrendo di quello commerciale (anche se in questa epoca ne appare perfino una sottospecie). Viviamo in un mondo interconnesso, globale anche se qualcuno ancora non se n’è accorto. Vince ciò che è migliore, non ciò che porta una bandiera piuttosto che un altra. Se le serie tv italiane fanno venire sonno e sembrano medievali in confronto a certe che arrivano da America, Inghilterra, e perfino Francia, Germania o Danimarca, perché dovrei vedermele ? Se la musica italiana rimastica refrain da telefoni bianchi e rappa cose sceme, perché mai dovrei rinunciare ai Radiohead o ai Portishead o anche a Nusrat Fateh Ali Khan ? Io scrivo libri da parecchi anni, ma nel momento in cui qualcuno me li pubblica, accetto di entrare in una libreria dove allo scaffale vicino al mio ci saranno in bella mostra i libri di Yehoshua, Auster, Murakami. Se in tanti sceglieranno loro, di certo non mi sognerò di biasimarli. Semmai, sarà uno stimolo per me per cercare domani di essere migliore, di scrivere meglio, di avere più lettori. (P.s. se ne avrò pochi, se ne avrò di meno, sarò contento lo stesso).