SARDEGNA: GLI IMPRESENTABILI AL TEMPO DEL CAMBIAMENTO

DI LUCA SOLDI

 

Non sono ancora finite di scrutinare le ultime schede nelle regionali della Sardegna che emergerebbero fino da subito le contraddizioni di un voto minato dalle consuetudini del passato.
Ed il voto avrebbe espresso ben tre candidati che in pratica si potrebbero definire “impresentabili”. Non è certo uno scoop dell’ultim’ora a diffondere la notizia perché la stessa Commissione Antimafia aveva espresso delle evidenti incongruenze nella formazione delle liste.
I soggetti, adesso fra i più votati, destinati a sedersi nel Consiglio della Regione, adesso
non rischiano la sospensione per la legge Severino ma sono comunque imputati per reati gravi: dal riciclaggio, all’associazione a delinquere finalizzata al traffico di drogafino alla concussione.
In totale erano otto i nomi segnalati dalla lista diffusa dal presidente Nicola Morra: cinque candidati non risultavano conformi al Codice di Autoregolamentazione di Palazzo San Macuto. “Altri tre candidati – spiegava Morra – hanno riportato sentenze di condanne in primo grado e ove eletti per la legge Severino scatterebbe la sospensione”. Nessuno di questi ultimi è stato eletto. La sospensione, però, potrebbe scattare per i tre candidati che hanno ottenuto l’elezione in consiglio regionale se i processi in cui sono imputati dovessero concludersi con una condanna. Gli “impresentabili” eletti appartengono agli schieramenti opposti che hanno ottenuto più voti.
Due di loro sono del centrodestra, accomunati dal sostegno al neo-governatore Christian Solinas.
E precisamente uno dei due sarebbe di Forza Italia e l’altro del partito sardo d’Azione.
Il terzo apparterrebbe allo schieramento del centrosinistra, quello che sosteneva Massimo Zedda, in questo caso l’impresentabile sarebbe stato eletto nel Pd.

Scendendo nei particolari, con le doverose attenzioni, secondo quanto avrebbe diffuso il Fatto, fra gli accusati di concussione aggravata, ci sarebbe Antonello Peru, autorevole esponente del partito di Berlusconi, ex vicepresidente del Consiglio regionale in quota Forza Italia quando il 5 aprile 2016 era stato arrestato insieme ad altre 15 persone nell’ambito del secondo troncone d’inchiesta sugli appalti pilotati, più nota come Sindacopoli a causa del fatto che nel 2015 le inchieste aveva fatto finire in manette ben ventuno tra amministratori locali, professionisti e funzionari pubblici. Peru era stato sospeso dalla carica, il 14 novembre 2017 era tornato a ricoprire la poltrona di vicepresidente del Consiglio regionale. Adesso sarebbe stato rieletto nel collegio di Sassari.

L’altro impresentabile della coalizione vincente della destra sarebbe Giovanni Satta del partito sardo d’Azione di Solinas.
I “dubbi” che emergerebbero nei suoi confronti risalirebbero al fatto che il neo consigliere regionale sarebbe imputato in ben tre procedimenti: riciclaggio in concorso con altri al Tribunale di Nuoro, al tribunale di Tempio Pausania per riciclaggio, al tribunale di Cagliari per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti aggravata dall’ingente quantitativo e dall’essere reato transnnazionale. Secondo il Fatto quest’ultima accusa Satta, che figurava nella lista del candidato governatore per il centrodestra scelto da Matteo Salvini, era stato rinviato a giudizio il 20 dicembre 2017. L’indagine, che aveva preso avvio nell’estate del 2013, aveva portato al sequestro di 18 chili di cocaina, 4 chili di eroina e un chilo di marijuana, per un valore, se immessi sul mercato, di circa due milioni di euro. L’organizzazione – secondo l’accusa – garantiva l’approvvigionamento di stupefacenti nelle zone di Olbia e della Costa Smeralda. Satta, eletto in Consiglio regionale nelle fila dell’Uds, poi passato al Partito Sardo d’Azione-La Base, era stato proclamato consigliere regionale nell’aprile 2016 mentre era ancora in carcere a Sassari. Quando era sindaco di Buddusò, in Gallura, Satta era stato da Luca Carboni, pluripregiudicato ucciso il 19 settembre 2017, che gli aveva telefonato per chiedergli di procurargli dell’esplosivo. Secondo gli inquirenti, Carboni faceva parte del sodalizio criminale che stava progettando tra l’altro il furto a scopo di estorsione della salma di Enzo Ferrari.
L’ultimo dei tre sarebbe addirittura il Presidente del Consiglio regionale uscente, Gianfranco Ganau eletto dal Pd nella circoscrizione di Sassari.
Genau sarebbe imputato per tentata concussione in concorso. Il dibattimento sarebbe ancora in corso. “Lo scorso 7 novembre finalmente – avrebbe detto Ganau dopo la pubblicazione dei nomi degli impresentabili – dopo una lunghissima vicenda giudiziaria che mi ha visto coinvolto come imputato, la Procura di Sassari ha richiesto l’assoluzione per l’accusa di tentata concussione ‘perché il fatto non sussiste’”. Al centro del dibattimento la vicenda legata alla realizzazione di un centro commerciale e all’approvazione del Piano urbanistico comunale che risalirebbe al 2008. Il procedimento era partito dalle accuse di un costruttore che si era visto bloccare dal Comune e dalla Regione la pratica edilizia del centro commerciale Tanit, nella zona industriale di Predda Niedda.
L’imprenditore a quel punto aveva deciso di ricorrere al Tar. Secondo l’accusa, Ganau avrebbe cercato di convincerlo a ritirare il ricorso, poi respinto, ma il costruttore intanto aveva presentato un esposto in procura.