PRIGIONIERO DELLA VITTORIA. LA SARDEGNA DIVENTERA’ LA WATERLOO DI SALVINI

DI LUCIO GIORDANO

Le cifre dicono che è stato un trionfo. E, in effetti,  Lega nord e Partito sardo d’azione, rispetto alle politiche del quattro marzo scorso nelle quali si erano presentati insieme, hanno raddoppiato i voti, con la Lega che ha ottenuto un soddisfacente undici per cento. Al di là del povero Emilio Lussu, del Psdaz, che si starà rivoltando nella tomba per l’alleato scomodo scelto dai sardisti, i numeri però dicono una cosa, la realtà politica ne dice un’altra. Completamente diversa.

Già, perchè ad osservare il bicchiere mezzo vuoto, si potrebbe obiettare che arrivare all’undici è stata una sconfitta. Per una ventina di giorni Salvini ha battuto infatti  l’isola in lungo e in largo, dimenticando di essere casualmente anche ministro dell’interno. In quelle tre settimane  ( ma i sardi sostengono che ha stazionato un mese intero), Salvini ha lasciato  sul tavolo del Viminale tutti i problemi irrisolti,  per dedicarsi alla campagna elettorale del suo partito. Anzi, dei suoi partiti. Perchè, per uno strano arcano, il capo del carroccio è  contemporaneamente segretario della Lega nord per l’indipendenza della Padania e della Lega nazionale.

Ebbene, uno sforzo del genere avrebbe meritato, sull’onda lunga del successo di quest’ultimo anno, almeno un venti- venticinque  per cento di consensi. Che nonostante comizi in ogni Paese dell’isola, perfette coincidenze temporali per cavalcare le  proteste  dei pastori sardi, e un’ammucchiata di undici liste di tutta la destra italiana, alla fine  ha invece  partorito un topolino. Ma quando la sfortuna si mette d’impegno, prende la mira benissimo. E così il crollo dei 5stelle in Sardegna è diventata all’improvviso  una iattura per Salvini, perchè indebolisce ulteriormente il governo in un momento in cui i gialloverdi, oltre che litigare su tav, quota 100, legittima difesa, autonomia differenziata, devono concentrarsi sulla profonda crisi economica che sta travolgendo l’ Italia, di cui purtroppo non abbiamo ancora visto i nefasti effetti.

Non solo, ma la tenuta sostanziale del centrosinistra in Sardegna, e quella  più sorprendente  di Forza Italia che ha sfiorato il 10 per cento, gli fanno capire che  gli avversari crescono e che la sua strategia politica inizia a scricchiolare. Se Di Maio avesse retto e Berlusconi fosse crollato il segretario della Lega avrebbe potuto giocare su due tavoli da una posizione di forza , soprattutto nella sua casa d’origine, la destra radicale. Ma sinceramente: con i risultati ottenuti in  Abruzzo e Sardegna,  voi ce lo vedete il cavaliere accettare supino il presunto strapotere di Salvini? No, e infatti in un’intervista rilasciata proprio oggi a La Stampa, Berlusconi è arrivato a dire: «La Lega deve tornare nel centrodestra o pagherà il conto alle urne». Con un tono a metà strada tra il diktat e il malaugurio.

Ecco perchè il segretario della lega nord, qualche giorno fa ha ribadito che non farà più governi con forza italia e fratelli d’italia, che detto tra le righe , nel duemilaundici  portarono ad un passo dal fallimento il Paese.  Tornare all’ovile vorrebbe dire in effetti scontrarsi per la leadership con  un ringalluzzito Berlusconi, che è la cosa che  il Matteo dei Navigli più teme.  Silvio è un tipo tosto, carattere arcigno, capace di tenere testa a chiunque . E con un cavaliere che insiste per rilanciare il progetto europeo, allargandolo ad un’unione di Stati sotto il cappello di  un solo esercito, la strategia sovranista del movimento di Steve Bannon, a cui Salvini strizza l’occhio, andrebbe in malora. Un disastro per il Matteo dei Navigli

Lunga vita a Silvio. Ma è innegabile che solo con un Berlusconi passato a miglior vita, Salvini potrebbe  finalmente  carezzare l’ipotesi di staccarsi dai 5 stelle  e , dopo aver fagocitato i voti di Forza Italia e fratelli D’Italia,  puntare ad un governo di estrema destra, con maggioranza assoluta della lega.  Per il momento però non se ne parla. Siamo nei dintorni della  chimera.  Insomma, per dirla tutta,  Salvini allo stato dell’arte vive bene con il genuflusso partito di Di MAio. Opzione migliore non c’è. Le sue riforme, dal decreto sicurezza, alla legittima difesa sono a costo zero, a sparigliare i conti dell’Italia ha lasciato il solo Di Maio, anche se le responsabilità degli errori economici sono anche e soprattutto di Salvini, percepito come il vero premier della coalizione giallo- verde.  Peccato però  che il crollo sardo , seguito a poche settimane da quello abruzzese, sommato alla tav e  al no all’autorizzazione a procedere per il sequestro della Nave Diciotti, stiano provocando sconquassi all’interno del movimento. La base è in rivolta o ha già abbandonato la barca.

In poche parole Salvini è prigioniero delle sue vittorie. Vorrebbe continuare a governare con Gigino, una ghiotta wild card ottenuta senza fatica,  ma gli sviluppi futuri sono alquanto incerti e capiremo tutto solo dopo le europee, visto che quelle locali sono elezioni poco attendibili per i 5 stelle, che spesso si sgonfiano quando si vota nei territori. Certo, ed è giusto ripeterlo, potrebbe tornare subito nell’alveo naturale della destra, Salvini.  Ma la resistenza di Berlusconi non gli fa dormire sonni tranquilli e, come detto, con Silvio Matteo non potrebbe fare, come ora, tutto quel che vuole. Anche se diventasse premier, con Berlusconi al fianco non sarebbe mai per davvero premier.

E’ come se dunque Salvini fosse finito  in gabbia. Ed ecco perchè proprio ieri  e ieri l’altro abbia voluto spingere su quella che per molti è una vera truffa ai danni degli italiani: l’autonomia differenziata delle regioni , una secessione del lombardo veneto che poi è l’unica vera legge  che interessi al carroccio. Con la flat tax impossibile da realizzare, quota cento che  non scalfisce  affatto la riforma della Fornero e porta in pensione soprattutto disoccupati e poche nuove assunzioni, con la legittima difesa e il decreto sicurezza ammantati di gravità solenne  per un’emergenza  sociale che non c’è,  l’autonomia è davvero l’unico obiettivo della Lega. Nell’intervista di oggi rilasciata a La Repubblica, Roberto  Maroni è stato più che eloquente, invocando un partito chiamato Forza Nord. Ma la Lega, l’autonomia differenziata, deve realizzarla  ora.   Ora o mai più. In effetti  Salvini da giorni ripete  come un mantra: ‘Bisogna fare presto’. Se possibile, qualche settimana prima delle Europee,trofeo perfetto da esporre durante la campagna elettorale.  Presto prima che crolli tutto.  Di Maio però , che già vede franare la difesa del no tav, non può vedere polverizzati  anchei suoi consensi al sud . E frena. E così non se ne farà nulla,  la legge finirà per essere ritirata, visto che tutto il centro sud è pronto a scendere in piazza per bloccare questo provvedimento mortificante  per l’unità d’Italia.

A conti fatti, a Salvini, si sta sgretolando tutto davanti agli occhi. E quello che doveva essere un trionfo, Abruzzo e Sardegna conquistati in poche settimane,  si sta trasformando in una sconfitta politica irreparabile. La prova? I toni di Salvini hanno smesso di essere arroganti . Il segretario della lega nord per l’indipendenza della Padania è tirato in volto è ha capito che o esce dall’impasse subito oppure per lui è  politicamente finita. Con elettori capace  di cambiare con facilità e  in pochi mesi il loro capitano ( chiedere a Renzi)  gli italiani  inizieranno a chiedere a Salvini il conto  dei disastrosi  risultati economici sin qui ottenuti. Con gli investimenti al palo, anche l’ elettorato di riferimento leghista,  nel lombardo veneto, smetterà  di dargli credito. Maledetto Abruzzo, maledetta Sardegna, allora. Ed ecco come  un successo può trasformarsi in una via crucis. Basta aspettare altri due trimestri di recessione per avere  conferma che gli italiani gli presenteranno il conto.