FEMMINICIDIO. PENA (QUASI) DIMEZZATA PER TEMPESTA EMOTIVA

DI CLAUDIA SABA

Da oggi la pena per un omicidio può essere diminuita se chi uccide è nel pieno di una “tempesta emotiva” scatenata dalla gelosia.
Lo ha stabilito la Corte di appello di Bologna che ha ridotto da 30 a 16 anni la pena inflitta a Michele Castaldo, per l’omicidio di Olga Matei strangolata a mani nude il 5 ottobre 2016 a Riccione.
In primo grado il Gup di Rimini aveva ritenuto Castaldo colpevole di “omicidio aggravato dai motivi abietti e futili” e nell’udienza del 16 novembre, davanti alla Corte di Assise di Appello di Bologna, il pg Paolo Giovagnoli aveva chiesto la conferma della sentenza a 30 anni.
Ma i giudici, pur riconoscendo l’aggravante, hanno ridotto la pena a 16 anni concedendo quindi le attenuanti generiche.
Si legge nell’atto che “la decisione deriva in primo luogo dalla valutazione positiva della confessione”.
Inoltre, nonostante la gelosia provata dall’imputato fosse un “sentimento certamente immotivato e inidoneo a inficiare la sua capacità di autodeterminazione”, aveva scatenato in lui, “a causa delle sue poco felici esperienze di vita” una sorta di “soverchiante tempesta emotiva e passionale”.
E che anche il tentativo di suicidio messo in atto dall’uomo subito dopo il delitto è condizione “idonea a influire sulla misura della responsabilità penale”.
Michele Castaldo e Olga Matei stavano insieme da un mese.
Due anni e mezzo fa lei voleva lasciarlo. E così Michele Castaldo convinto che una donna sia proprietà esclusiva del suo uomo viene rapito da una «tempesta emotiva».
E strangola Olga a mani nude.
Perché lei “era cosa sua” e non poteva certo diventare “cosa d’altri”.
“Ho perso la testa perché lei non voleva più stare con me. Le ho detto che lei doveva essere mia e di nessun altro. L’ho stretta al collo e l’ho strangolata”, confesserà più tardi agli inquirenti.
“Lei doveva essere mia”.
Una frase questa, che già da sola basta a spiegare i veri motivi di un femminicidio: il possesso.
Michele, oltretutto, aveva anche confessato e questo è certamente un’altra attenuante!
Così, dopo aver buttato via il giocattolo rotto, Michele ingoia farmaci e vino per suicidarsi.
E i giudici, continuano a “giudicare”.
Le donne in primis.
Quelle che muoiono.
E così la condanna, ergastolo ridotto a 30 anni per il rito abbreviato, è passata a 16 anni, 24 anni ridotti di un terzo, per un brutale omicidio che avvenne dopo una lite tra due persone che si “frequentavano da poco”.
Con la buona condotta e la conseguente riduzione di un terzo della pena, Michele Castaldo tra 10 anni sarà di nuovo in circolazione.
La maggioranza degli uomini che uccidono le donne lo fanno per “gelosia”.
Così come ha fatto Michele Castaldo.
E Olga è solo un’altra vittima senza giustizia.
Le leggi ci sono.
Manca il coraggio di uomini che le mettano in pratica.
Intanto tutte le Olga del mondo continueranno a morire.
Tanto che vuoi che sia.
Una donna è solo una cosa.
E se la uccidi per gelosia, in fondo se l’è pure meritato!