RIAPRIRE LE CASE CHIUSE? UNA SCEMENZA

DI CARLA VISTARINI

Sono esterrefatta dal coro allegro levatosi in giro all’affermazione di un Ministro della Repubblica “favorevole” alla ipotetica riapertura di quei lager di discriminazione, offesa della dignità umana, mercato di corpi e disprezzo per l’altro, che erano e sarebbero di nuovo le “case chiuse” che solo nostalgici di ere trapassate remote possono concepire. Che la mercificazione passi dallo squallido privato al placet pubblico dello Stato è orribile. “Visto che si fa, almeno l’erario ci guadagna” si sente dire. “Visto che si fa”. Ma anche l’omicidio “si fa”, anche la pedofilia, maledetti loro, “si fa”, ma, almeno per ora, c’è ancora un barlume di ragione ed etica che impedisce che si regolino anche quelli per legge. (E rileggetevi “La settima Vittima” di Schekley per capire che comunque l’orrore è sempre alle porte). Non perché qualcosa “si fa” vuol dire che è accettabile umanamente. Siamo esseri il cui pensiero, la cui consapevolezza, si evolve nei secoli e nei millenni. Eravamo scimmie, prima. Oggi dovremmo esserlo un po’ di meno. Cose che erano “normali” in passato, come la schiavitù, l’ emarginazione formalizzata della donna, tra le altre, oggi sono esecrate. Esistono ancora nel mondo, è vero, ma almeno formalmente se ne riconosce l’orrore e le si combatte. Se uomini e donne hanno la medesima dignità è da qui che si comincia a rispettarla. Finché sulla faccia della terra esisterà qualcuno che penserà di poter “comprare” o “affittare” il corpo di un suo simile, basta pagare, non si avrà pace.
Ci sarebbero altre mille cose da dire, ma mi fermo qui.
Quanto sopra non è il tema di una discussione. E’ un manifesto. Il mio. E per quanto mi riguarda non ci sono margini di discussione. E’ uno spartiacque etico. Invito pertanto i dissidenti a dissentire altrove.