MACRON CON FAZIO. PARLA DA STATISTA E OFFRE:”ANDIAMO OLTRE”

DI ALBERTO EVANGELISTI

Che il colpo giornalistico di Fabio Fazio con l’intervista al presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron fosse meritevole di lode, era fatto abbastanza evidente ancor prima di sentirne in dettaglio le parole: sulla scia di uno dei periodi di maggior tensione nei rapporti fra i due Paesi, sentire le parole direttamente da Macron, senza il filtro dell’interpretazione mediatica o il commento del politico nostrano, era evidentemente una occasione importante, prescindendo dalla profondità che la “chiacchierata” avrebbe avuto.

In effetti Macron, oltre ad avere un certo numero di problemi domestici, in Italia non gode certo di gran popolarità: spesso oggetto di attacchi della politica nostrana, che siano per questioni di Governo o, più beceramente, per i suoi affetti. non capita tuttavia di frequente l’occasione di sentire realmente il suo pensiero senza i filtri a cui siamo abituati.

I temi da trattare erano molti, dalla TAV ai Gilet gialli, dai rapporti personali con il Governo italiano alla gestione della questione migranti, e Macron non si risparmia su nessuno di questi: parla e lo fa con discorsi di ampio respiro; parla da statista, mostrando una umiltà che, d’istinto, potrebbe anche contrastare con l’dea di grandeur con cui siamo abituati a vedere i francesi.

parla dell’Italia, che peraltro dimostra di conoscere piuttosto bene. Racconta dei propri ricordi di ragazzo, quando in viaggio a Roma imparò ad apprezzare la storia, o dell’adolescenza a Firenze, innamorato dei paesaggi toscani e del rinascimento.

Parla di Europa, come di un progetto politico importante che trascende dal mero valore economico che può avere.

Spiega perché il dialogo franco-tedesco sia importante per l’Europa: in passato quando ci sono stati contrasti fra Francia e Germania, sono successe cose terribili. Precisa però che in Europa l’Italia è altrettanto importante: l’Europa non può andare avanti se Francia e Germania non lo vogliono, ma nemmeno se l’Italia non vuole.

Parla di paure, quelle paure che, se mal gestite o rassicurate, portano alla rinascita di antichi odi, cosa che effettivamente sta accadendo nelle nostre nazioni.

Soprattutto però, tende la mano all’Italia, considerando le tensioni appena passate come mere incomprensioni, superabilissime da due popoli che hanno molto in comune come i nostri.

Paure che, però, nascono anche per colpe legate alla sottovalutazione di alcuni fenomeni: in Italia per il fatto di essersi sentiti lasciati soli a sopportare il peso dei nuovi flussi migratori; in Francia in maniera collegata per essere, assieme alla Germania, la nazione che ha ricevuto più richieste d’asilo; nella classe media che, non agganciata ai propulsori delle classi leader e non sorretta da alcun sussidio di stato, teme di veder ridurre progressivamente la propria qualità di vita.

Quando Fazio gli chiede se intenda rivolgere un messaggio direttamente al popolo italiano, nella nostra lingua, auspica che insieme riusciremo a “gettare il cuore oltre l’ostacolo”.

Un intervento intenso, ragionato, non di pancia, a cui forse, fra Ministri che scrivono lettere citando “millenari tradizioni democratiche” o che postano sui social telefoni a gettoni con frasi da “Meteore” (il programma nostalgia), non siamo più abituati.

Oltralpe hanno battuto un colpo, speriamo di essere all’altezza di rispondere.