E PENSARE CHE IL PD ERA DATO PER MORTO

DI GERARDO D’AMICO

Il dato dell’affluenza alle primarie del PD ancora non è definitivo, ma ha stupito tutti perché nessuno si aspettava che malgrado un anno passato a litigare, a rincorrere l’attuale maggioranza coi tweet e coi selfie, malgrado non ci sia un leader che trascini, insomma: malgrado tutto stupisce che più di un milione di italiani si siano messi in fila per l’unica vera elezione popolare di un segretario di partito nel nostro Paese.

Quel partito che faceva comodo dare per morto, considerato una bad company da sostituire con qualcos’altro.

C’è da sperare che da domani chi sarà eletto pensi alla politica per l’Italia, e non a ricostituire gruppi e gruppetti autoreferenziali: si è visto come è andata a finire.

C’è da sperare, per il bene del Paese, che a livello parlamentare si faccia vera opposizione, che ci sia una piattaforma alternativa da proporre agli elettori quando si andrà a votare, e per il Parlamento l’appuntamento non è lontano.

Per quello imminente delle europee, c’è da sperare che le liste siano fatte da gente competente, onesta, capace, e non da funzionari e parenti di.

Infine c’è da sperare, e non solo dal Pd, che la politica torni ad essere il luogo dove si progetta il futuro di chi abita questa penisola. Coi piedi per terra, facendo i conti, tutelando chi legittimamente non la pensa come la maggioranza: che come ricordó ai suoi un sottosegretario leghista all’insediamento di questo Governo, è mutevole e rapidamente può cambiare.

Peccato, per tutti, che quelle parole siano cadute nel vuoto.