LE PRIMARIE DEL PD RICHIEDONO UNA VALUTAZIONE SERIA E NON DI COMODO

DI MARIA PIA DE NOIA

Un problema radicato nel nostro giornalismo è fare analisi sulla base dell’emotività e dello storytelling del momento. Il secondo problema è che noi facilmente ce ne andiamo appresso. Perdendo spesso memoria e lucidità.
Così stando all’ultima narrazione in poche settimane saremmo passati da perdere male l’Abruzzo e la Sardegna (dove le persone pur potendo dare un segnale forte nelle urne o non hanno votato o i più hanno scelto centrodestra) al risveglio improvviso di milioni di persone che vogliono cambiare rotta e protestare.

Ma qualcuno per caso ha confrontato i dati delle primarie 2017 e quelli delle 2019?
Dai racconti di queste ore sembra che il paese improvvisamente sia in massa andato a votare, facendo lunghe interminabili code, come non si vedevano da tempo. Ora le code ci sono state ma o hanno ridotto il numero di seggi o sono le stesse code del 2017. Perché il volume di persone che ha votato è lo stesso.
Però stamattina si sprecano le parole risveglio, ripartire, rigenerazione, unità. Si parla perfino di spostamento di voti da elettori di sinistra al PD.
Ma i numeri li avete guardati? No perché è con queste narrazioni che distorcono la realtà che poi si perdono e male le elezioni.

E non importa se dall’altra parte hanno una democrazia farlocca dove meno di 50.000 persone decidono con un click pilotato.
È proprio il rispetto delle persone che ancora ci credono, che mettono a disposizione il tempo, che bisognerebbe partire dalla realtà senza drogare le analisi.

Per favore astersi da commenti tipo “stacce” o “stai rosicando”. Che è grazie a questo approccio che siamo arrivati dove stiamo.

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