I MARMI DI ARNOLFO A PERUGIA RACCONTANO LA PIAZZA ITALIANA

DI VANNI CAPOCCIA

Come deve essere stata bella Piazza Grande di Perugia quando in discesa andava da Piazza Danti fino a piazza della Repubblica. Grande e con due poli: in alto quello del potere pubblico e religioso con la Fontana Maggiore con i marmi di Nicola e Giovanni Pisano a raccontare quel potere e il Buon Governo comunale; dalla parte opposta i due simboli totem di Perugia, i dorati Grifo e Leone bronzei in alto a rassicurare e proteggere i perugini; sotto di loro addossata al muro, più piccola e meno enciclopedica e moraleggiante dell’altra, la Fontana di Arnolfo di Cambio a raccontare gli effetti positivi del buon governo sul popolo.

Tra di loro a muoversi i perugini, consapevoli partecipi d’una straordinaria mostra all’aria aperta della scultura dell’Italia Centrale malauguratamente smontata troppo presto. Il Grifo e Leone vennero collocati in alto sulla facciata del Palazzo comunale, la fontana di Arnolfo smantellata e i suoi marmi dispersi. Alcuni di questi, fortunosamente arrivati fino a noi, ora sono alla Galleria Nazionale dell’Umbria e lasciano immaginare come fosse la Fontana Minore e quanto ricca Perugia, con Firenze e Siena uno del “tre comuni”, in grado di rivolgersi ai più grandi scultori del tempo.

Arnolfo in scultura ha fatto quello che Giotto ha fatto in pittura, e se Giotto in una delle storie di Francesco ad Assisi ha descritto la piazza di Assisi Arnolfo lo ha fatto con la Fonte di Perugia. I marmi superstiti lo dimostrano, basta guardarli per capire che attraverso quelle figure così umane definisce la piazza italiana come spazio pubblico, luogo di vita per e di tutti.

I Giuristi del Comune intenti a far di conto, a registrare, a controllare che nella vita cittadina tutto avvenisse come doveva avvenire. A bere l’acqua che il Comune ha portato alla città gli assetati: un giovane storpio, un mendicante?, appoggiato ad una medievale macchina sanitaria che mentre beve mostra la sua infermità. Una donna che, prima di riempire la brocca che ha con sé, si disseta e con un gesto bello e naturale sposta i capelli per non bagnarli, si vede un seno nudo è una prostituta o non bada a quello che mostra il vestito sciupato? Poi la vecchia assetata, in ginocchio allunga le mani per raccogliere l’acqua.

E tre secoli prima di Caravaggio i piedi nudi dei popolani vennero sbattuti in faccia a chi guarda.