LA DIFESA E’ SEMPRE LEGITTIMA? UN PASSO VERSO LA FINE DELLA CIVILTA’ GIURIDICA

DI ANGELO D’ORSI

Fatto! Diranno in coro, forse già a fine settimana, i due “consules” della politica italiana: le promesse mantenute. Il reddito di cittadinanza, la quota 100, il “decreto sicurezza” e ora la legge sulla “legittima difesa”. Meneranno vanto, gongoleranno, soprattutto uno dei due, mentre l’altro si limiterà a sorridere ebetemente, come suo solito; il terzo, il convitato di pietra, proverà a inserirsi, cercando di assegnarsi qualche medaglietta anch’egli. Ma sarà soprattutto il vero capo dell’Esecutivo, il “capitano” leghista, a trionfare, come un Cesare sui “barbari”; ma i barbari sono loro, che stravolgono il diritto, che forzano la Carta Costituzionale, che producono frammentazione, divisione, odio, paura.
Il dibattito parlamentare è stato penoso; con i Cinquestelle o assenti, per viltà, o muti, per timore di essere sanzionati; i leghisti altrettanto muti, anche se presenti in forza, paghi della loro vittoria ma ancora più della nuova Caporetto dei loro malleabili ancorché malfidati alleati. L’hashtag con cui lanciano questo nuovo egregio prodotto del governo gialloverde è un agghiacciante “la difesa è sempre legittima”. E come no? In qualsivoglia sistema di diritto, dall’antichità a oggi, ma soprattutto addentrandoci nella modernità e nella cosiddetta “età dei diritti”, si è cercato di codificare la differenza nella difesa davanti alle offese: il concetto di legittimità della difesa, implica il suo opposto, ossia la illegittimità; la prima è ammessa e garantita, la seconda sanzionata. La difesa è legittima quando risponde a certi requisiti, il primo dei quali è la gravità del pericolo davanti al quale si trova il soggetto, e la proporzionalità della difesa stessa. Se si cancella questa differenza, si compie un passo irreversibile verso la eliminazione di un caposaldo della civiltà giuridica. Caduto quello, non è per nulla sicuro che possano rimanere in piedi gli altri.
Un mediocre calcolo elettorale, efficace sui tempi brevi (su quelli medio-lunghi è tutto da vedere), muove le mosse dei governanti: ma la politica è l’arte (o meglio la scienza) di guardare lontano, ossia di ragionare sempre in modo prospettico, sulla base di un equilibrio tra l’etica della convinzione (i princìpi in cui un politico deve comunque credere, o fingere di credere) e l’etica della responsabilità (il calcolo delle conseguenze delle proprie scelte). Un politico professionale deve avere, insomma, dei valori, ma dovrebbe tener conto, nel perseguirli, dei possibili effetti che tale azione può produrre. Che cosa produrrà questa ennesima porcheria governativa? Lo scopriremo nel corso del tempo, ma le previsioni non possono che essere inquietanti. Aggiungasi che se la legge, approvata alla Camera, e ora di ritorno al Senato, sarà approvata senza ulteriori modifiche, si tratterà di un ulteriore vulnus che l’Esecutivo infligge al Giudiziario: la magistratura, giusta il dettato della legge, non potrà fare accertamenti anche nel caso in cui l’aggredito (o colui che, in stato di “grave turbamento” teme di esserlo) uccida l’aggressore (o colui che, sempre a suo giudizio, potrebbe esser tale). E via seguitando, in un testo che è mal pensato e mal scritto, che non aumenterà affatto la sicurezza ma la paura, e che rischia di portare lutti, sicuramente favorendo i profitti di produttori e venditori di armi. I pistoleros domestici si cacceranno in mari di guai, e in considerazione di ciò, il rimedio è presto trovato: prospereranno (ve ne sono già numerosi annunciati) i corsi in cui si apprenderà tutto sulle armi, e sul loro uso. Il “monopolio legittimo della violenza” di cui unicamente lo Stato è titolare, va a farsi benedire, e il regresso alla civiltà pregiuridica è dietro l’angolo.
Un bel risultato, non v’è che dire