PALERMO, ” MEGLIO UNA FIGLIA MORTA CHE LESBICA”. ABUSATA E PICCHIATA DAI GENITORI

DI ANNA LISA MINUTILLO

Una storia di degrado mentale e di orrore giunge a solo un giorno dalla festa della donna, giorno in cui fino a che avvengono situazioni come questa ci ricorda che c’è ben poco da festeggiare. La storia è quella di una giovane ragazza che a soli 15 anni si ritrova a vivere un incubo causato di chi la vita gliela ha donata. Due genitori che scoprono attraverso alcuni sms che la figlia è lesbica e che si precipitano a scuola per andare a prelevarla. La rinchiudono nella sua stanza ed invece di cercare di dialogare e di capire, decidono di inveirle contro. Una madre che le urla: “Meglio una figlia morta che lesbica”, danno il via ad una serie di comportamenti che di raziocinante non possiedono nulla. Un padre che arriva addirittura a violentarla e che le dice che sono queste le cose che deve guardare e non le altre donne. 15 anni ed una adolescenza che si ferma per sempre. Ha cercato di fuggire da quella casa che si è trasformata in una trappola dell’orrore, ma gli stessi compaesani correvano ad avvisare la famiglia che prontamente andava a cercarla per rispedirla in quell’incubo. Persone assenti per vedere quanto accadeva tra quelle mura domestiche, ma presenti per farcela tornare senza muovere un dito per impedire questo sfacelo. Abusi sessuali che si ripetono, persecuzione, offese e cattiverie che non dovrebbero accadere soprattutto per mano dei genitori. Tre i tentativi da parte della giovane di togliersi la vita, ma nulla ferma questa follia. E’ così che una volta maggiorenne la ragazza trova il coraggio di sporgere denuncia all’indirizzo di queste “due persone” che definire genitori diventa un compito arduo. Maltrattamenti, violenza sessuale e atti persecutori: sono le accuse formalizzate nella denuncia. I genitori, invece negano tutto e continuano a contare sull’omertà dei compaesani. Una ragazza che teneva i capelli corti e preferiva indossare abiti di taglio maschile, ma che non per questo meritava botte, ira  che  comunque non sarebbe servita a fare di questa giovane donna ciò che loro desideravano fosse. Il suo cellulare distrutto, ma prima i genitori hanno inviato ai suoi contatti messaggi in cui attraverso questo frasario 🙁 “Buttana, lascia stare mia figlia”), sono giunti dritti al punto, isolandola dalle sue amicizie e privandola di un’esistenza “normale”. La ragazza oggi 23enne, è stata per qualche tempo trasferita in una comunità protetta ed oggi ha deciso di non soffocare più quell’ urlo che da troppo tempo se ne stava lì nella sua gola . Una denuncia che arriva quando non vi erano alternative tra vivere o morire, una denuncia che vuole essere uno sprone per altre ragazze che si trovano a vivere situazioni analoghe. Difficile quantificare il peso che anni di violenze fisiche e psicologiche avranno sulla vittima.