IL PD E LA GRANDE NARRAZIONE DEL TAV

DI ANGELO D’ORSI

L’operazione “Primarie” è compiuta. Habemus papam. Grande operazione di marketing, per recuperare visibilità e anche discreta operazione finanziaria, per acchiappare un po’ di denaro fresco, grazie alla volenterosa sottoscrizione dei votanti. Quanto poi al metodo: si può accettare che il segretario di un partito venga eletto dai passanti?! Ma che razza di democrazia sarebbe? Non è certo meglio della “Piattaforma Rousseau” e della falsa democrazia casaleggiana. Povero Kelsen, grande teorico della democrazia dei partiti! Che cosa direbbe davanti alle file di cittadini e cittadine che in cambio di due-euro-due acquistavano il diritto di scegliere il “loro” segretario? Anche se erano di altro partito, o di nessun partito, anche se erano magari avversari e giocavano al gioco dei guastatori…?!
Guardando al risultato, peraltro scontato, come era già evidente anche nella “campagna elettorale”, le differenze fra i tre contendenti alla segreteria del PD, minime, sono addirittura scomparse dopo. Il primo atto di Zingaretti – quello che non pochi hanno votato per simpatia verso suo fratello, l’interprete del personaggio di Camilleri, il che la dice lunga sulla qualità e la consapevolezza della scelta… – è stato precipitarsi a Torino a solidarizzare con Sergio Chiamparino, il pasdaran del TAV, proferendo, in aggiunta, parole fuori luogo, sbagliate nel significato e nel tono (ricorrendo addirittura all’aggettivo “criminale” per etichettare l’opposizione a quello scempio di “grande opera”). Dopo di che ha proseguito sulla medesima strada (ferrata!).
Una nuova potenziale maggioranza politica si va delineando, che va da Fratelli d’Italia a una parte addirittura di LEU, un serpentone lutulento come il famoso (e fantasmatico) “Corridoio 5” che dovrebbe collegare Lisbona a Kiev. Il PD pare trovarsi assai bene, senza alcuna remora, in questo minestrone indigesto, e si fa portatore, insieme a Confindustria, cooperative, lobby affaristiche, dietro cui spesso agiscono vere e proprie organizzazioni criminali. Anzi, pare di capire che mentre Forza Italia (con il suo capo Berlusconi di nuovo nei guai giudiziari) cerca di spezzare l’alleanza Salvini Di Maio intimando al primo di ritornare all’ovile della destra, il PD in nome del TAV sarebbe disposto a ricadere in un governo di larghe intese, con FI e qualche frattaglia, se sussistessero numeri in Parlamento: dato che non sussistono, Zingaretti spera che si vada a nuove elezioni, non per lavorare in vista di un’alleanza con M5S (non dimentichiamo “l’ombra di Banco”, ossia il sempre vispo e ciarliero Matteo Renzi), bensì, all’opposto, per un qualche patto di governo nel segno dello “sviluppo”, ossia “grandi opere”, devastazione ambientale, favori ai potentati. Esattamente come la destra salviniana, forzitaliota e neofascista.
Che si sia a favore o contro il monstrum del TAV, balza agli occhi la grottesca condotta del governo, che giorno dopo giorno si mostra incapace di gestire la situazione, essendo i due contendenti costretti a una convivenza in parte contro natura, entrambi in realtà timorosi del ritorno alle urne, pressati dai rispettivi parlamentari che, specie le truppe al primo mandato non intendono rischiare di perdere il bonus miracolosamente acciuffato con le elezioni del 4 marzo 2018. Il TAV è diventato un paravento, dietro il quale si giocano partite più ampie, e si affilano i coltelli ciascuno sognando di sgominare il competitor. La “grande narrazione”, fondata su pure menzogne, reiterate e amplificate dai media corrivi (ecco di nuovo “l’emergenza informazione”, di cui ho parlato in un precedente articolo su “AlgaNews”) ha intensificato e accelerato, fino allo spasimo, la propria azione, ed esattamente come nella campagna referendaria del 2016, ci si vuol far credere che la rinuncia a quell’opera sarebbe fonte di ogni possibile disgrazia per il Paese, che verrebbe “isolato dall’Europa”, perderebbe miliardi di commesse, altri miliardi ne pagherebbe di penali, e dovrebbe rinunciare a migliaia di posti di lavoro. Sono bugie talmente grosse che v’è da augurarsi che contribuiscano soltanto a screditare chi le diffonde, e a far perdere la partita a chi manda avanti questi loquaci pappagalli: esattamente come avvenne il 4 dicembre del 2016.