L’APOTEOSI DELL’ECONOMIA ILLIBERALE. LA CINA SUPERA USA E GIAPPONE MESSI INSIEME

DI ROBERTO SCHENA MICHELE

La globalizzazione favorisce i regimi autoritari
Sì, le agenzie di rating ci accostano al Venezuela, alla Turchia e alla Russia, mentre la Commissione Europea, la Bce, il Fmi, l’Ocse sono ingiustificatamente allarmatissimi per l’Italia, ma siamo pur sempre la settima potenza industriale del pianeta. Siamo prima di Francia e Regno unito, secondi solo alla Germania, in Europa, il che è tutto dire. In realtà, qual è il vero modello di libero mercato di questi organismi internazionali? Quanto di più contraddittorio e confuso.
Basta un’occhiata al grafico: la Cina è al primo posto. Ossia risulta vincente uno degli stati più illiberali del pianeta.
E’ ormai il primo Paese manifatturiero del Mondo. Superando in un paio di decenni nettamente gli Usa, l’economia cinese somma l’economia del secondo e del terzo Paese manifatturiero: Usa+Giappone=Cina. Ormai è quasi il 30% dell’industria mondiale. Eppure la popolazione cinese consta di un miliardo e 400 milioni di persone, la Terra oggi ne ha 7 miliardi e 625. Un terzo dell’economia mondiale (sempre in crescita) a fronte di un settimo della popolazione.
I tanti organismi internazioni e i media che controllano capillarmente in modo più o meno indiretto, dovrebbero porsi la domanda: come si è potuto favorire così la crescita di un regime intrinsecamente illiberale?
Primo Emilio Gonzaga è uno dei pochissimi economisti, che io sappia, a porre la seguente domanda: “La Cina sta conquistando il mondo con una economia statale, molto simile a quella dell’IRI: banche pubbliche, investimenti pubblici, aziende pubbliche etc etc e mi pare stiano vincendo. Se il massimo della globalizzazione ha prodotto la vittoria di un paese assolutamente illiberale forse qualche domanda bisognerebbe porsela. Lo dico da vecchio liberale classico”.
Interpretando Lenin, che con la Nep (nuova politica economica) accettava le aziende private a conduzione famigliare, in modo ampiamente estensivo, la Cina consente a singoli manager e al ceto medio crescente, un arricchimento notevole, ma l’intera produzione culturale, per non parlare di quella politica, è severamente sottoposta all’ufficialità del regime, che è una particolare forma, inedita, di socialimo marxista autoritario. Quasi totalmente privo di libertà, totalmente privo di democrazia. Disubbidire allo Stato si va in galera o si perde i posto. Meditino coloro che tirano spesso in ballo Orwell, spesso a sproposito.
Oddio, è pur vero che dai tempi disgraziati di Mao la Cina ne ha fatti tanti di progressi, ma in effetti resta uno dei regimi più violenti e illiberali della storia contemporanea, incapace di darsi regole democratiche e nemmeno dà cenno di migliorare, anzi.
Questo, signori, è il modello della globalizzazione: arricchimento delle elite dittatoriali e meno democrazia possibile.

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