RUGBY FEMMINILE – INTERVISTA A UNA GIOVANE PROMESSA: «IL RUGBY È LA MIA VITA»

 

DI FLAVIO PAGANO

Camilla Vio è una ragazza di 16 anni, bella, luminosa e sorridente, e soprattutto innamorata del rugby. Gioca nel Valsugana di Padova e nella Selezione Veneta, e l’abbiamo scelta come simbolo della straordinaria storia d’amore scoppiata fra il rugby e le ragazze italiane. Un amore che non è nato per caso, ma che è frutto di un lungo e sapiente lavoro della Federazione (del quale Alganews si è già occupata nell’intervista a Maria Cristina Tonna), grazie al quale il movimento femminile italiano ha decuplicato i tesseramenti e ha raggiunto un prestigio internazionale che ai colleghi della Nazionale maschile continua a sfuggire.

Oggi la Nazionale italiana femminile di rugby a 15 è al sesto posto nel ranking mondiale, eppure un’adeguata attenzione mediatica ancora non cè.

Camilla, come ti sei avvicinata al rugby? «In casa nostra s’è sempre parlato di rugby, perché mio fratello giocava prima di me e mia madre ne è una grande appassionata. Ho cominciato a 7 anni, e avvicinarmi a questo sport è stata una cosa del tutto naturale.»

Il rugby è uno sport dove la potenza fisica è determinante, e la vulgata lo dipinge esasperandone gli aspetti virili. Come si declina tutto questo, al femminile? «L’idea che se una ragazza gioca a rugby debba essere rozza o possa diventarlo, è completamente sbagliata. Le rugbiste non sono un’imitazione dei colleghi maschi, ma hanno una propria identità. Il rugby femminile punta molto sulla velocità, sulla capacità di manovra, sugli aspetti tattici. E poi il rugby, sia maschile che femminile, è accessibile a tutti. Ci sono ruoli per quelli più alti e forti, ma anche per quelli più piccoli e scattanti: anche per questo, secondo me, è lo sport più bello del mondo!»

Cosa rappresenta per te il rugby? «La mia vita. Quando gioco, sento di stare bene, di essere me stessa. E ho voglia di correre, di placcare, di lottare…»

Perché consiglieresti a un’altra ragazza di giocare a rugby? «Prima di tutto perché ci si diverte. Gli allenamenti sono duri, ma pieni di allegria. E poi il rugby ti insegna sia ad avere fiducia in te stessa che a rispettare gli avversari. È una scuola di vita, dove si impara a stare con gli altri, sia dentro il campo che fuori.»

Il rugby è lo sport di squadra per eccellenza. Cos’è per te lo spirito di squadra? «Il rapporto di fiducia assoluta che mi lega alle mie compagne. Nel rugby si vince solo se si sa essere uniti.»

Quali sono i tuoi obiettivi, come rugbista? «Riuscire ad esprimermi al massimo delle mie capacità. Ma il grande sogno, naturalmente, è quello di arrivare un giorno a vestire la maglia Azzurra…»

Cosa ti piace fare quando non giochi a rugby? «Cerco di impegnarmi nel migliore dei modi anche nello studio. In futuro mi piacerebbe molto lavorare con i bambini disabili. Magari usando proprio il rugby… Nel tempo libero amo disegnare, leggere e stare con gli amici. È importante circondarsi di persone con le quali si sta bene davvero.»

Cosa manca secondo te al rugby femminile? «Nulla. E, proprio per questo, penso che meriterebbe più visibilità… Ma noi siamo rugbiste, non molliamo mai: sono sicura che anche quello arriverà.»