SONO PASSATI CINQUE ANNI MA I MISTERI RESTANO SUL VOLO MH370 DELLA MALAYSIA AIRLINES

DI GUIDO OLIMPIO

Dopo cinque anni restano il mistero, gli interrogativi e le teorie (anche per più strane) su che fine abbia fatto il volo MH370 della Malaysia Airlines scomparso l’8 marzo del 2014 sulla rotta Kuala Lumpur-Pechino con a bordo 239 persone.

L’annuncio
Le autorità malesi non hanno escluso di riprendere le ricerche, magari affidandole ancora ad una ditta privata. Un modo per ribadire un impegno messo in dubbio da molti e dare un segnale alle famiglie che non ha mai smesso di chiedere chiarezza sulle tante zone d’ombra. Il governo non ha mostrato sempre la dovuta trasparenza, anche se è evidente che in assenza di dati certi è inevitabile che si pensi a coperture o atteggiamenti sospetti. Ci sono delle vite perdute, degli affetti spazzati via, tutto chiuso in un enigma. Gli unici appigli sono dei rottami arrivati sulle spiagge dell’isola Reunion e in Madagascar, “pezzi” portati dalle correnti marine e che confermerebbero – in base agli studi – che l’aereo si è schiantato nelle acque australiane, quadrante meridionale.

L’ultima tesi
L’esperto Andre Milne, uno dei molti che si sono lanciati in inchieste personali, ha catturato l’attenzione affermando che il 777 sarebbe precipitato sulle alture di Phnum Aural, a nord ovest di Phnom Penh, in Cambogia. Dunque è qui che andrebbero spostati gli eventuali rilevamenti. Sempre che si trovino i fondi, così come esistano elementi probanti che confermino questo scenario. Non certo l’unico. La tesi centrale è che il jet sia finito nella parte sud dell’Oceano Indiano, ma non sono mancate le alternative: è atterrato in una pista segreta a nord dell’Afghanistan, lo hanno nascosto nella base americana di Diego Garcia, è caduto in un quadrante settentrionale nell’area delle Andamane, è stato fatto sparire perché portava un carico segreto o a bordo c’erano scienziati militari.

Le ipotesi
Nel tempo si sono considerate numerose opzioni. L’avaria improvvisa. Il dirottamento finito in modo catastrofico. Un incendio nelle stive. L’abbattimento da parte di un missile. Il gesto deliberato di uno dei membri dell’equipaggio. Gli inquirenti australiani e alcuni specialisti di questioni aeronautiche si sono concentrati sue due “situazioni”. La prima è quella che il pilota e i passeggeri siano svenuti a causa di una perdita accidentale d’ossigeno, quindi MH370 ha continuato a volare, dopo alcune deviazioni, verso sud. Una volta esaurito il carburante è precipitato ad altissima velocità. Questa è la ricostruzione fatta propria dall’ente australiano ATSB. La seconda, invece, parla di una discesa controllata, ossia addossa la responsabilità al comandante Zaharie. L’ufficiale ha condotto una serie d’operazioni provocando la de-pressurizzazione dell’aereo per mettere fuori gioco passeggeri ed equipaggio mentre lui ha usato il sistema d’emergenza. Infine ha spinto il 777 verso la superficie del mare. Un suicidio di un uomo – sostengono – con problemi personali e che aveva provato ad un simulatore strane rotte. Ricostruzione, però, confutata da altri. Ancora un dettaglio che ha diviso gli analisti: sono d’accordo che la zona di interesse è a sud ovest dell’Australia, ma va spostata più a settentrione. Solo che il lungo lavoro di perlustrazione condotto da alcune navi – spesso in condizioni meteo complicate – non ha portato a nulla. E’ cresciuta la disperazione, è diminuita la fiducia. Nessuno ha scardinato i segreti di quel volo sparito dopo l’ultima comunicazionedelle1.19., quando una voce dalla cabina dice via radio «All right, good night».
Guido Olimpio e Guido Santevecchi