9 MARZO 1969: MECIANI UCCISO DA STAMPA, GIUDICI E INTELLETTUALI

DI MARCO SISI

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Prove tecniche di “tv del dolore” (ricordo le innumerevoli dirette del telegiornale da Viareggio), ma soprattutto di terrorismo fascista. Ermanno fu rapito da dei mentecatti che volevano racimolare soldi per fabbricare ordigni esplosivi coi quali intendevano vendicare quanto accaduto poche settimane prima, era la sera del 31 dicembre 1968, quando militanti della sinistra extraparlamentare contestarono pesantemente chi andava a festeggiare la fine dell’anno alla Bussola. Come tutti i fascisti-leghisti-integralisti che si rispettino, anche loro erano campioni del mondo di ipocrisia, dato che erano omosessuali e militanti di un partito che non perdeva occasione per attaccare gli “invertiti”, come usava chiamarli allora. Era l’alba della strategia della tensione.

Il 9 marzo ’ 69 il corpo del piccolo Ermanno Lavorini viene trovato senza vita sul lungomare di Viareggio. Giornali e polizia iniziano una caccia all’uomo fino a che non individuano in Adolfo Meciani il “mostro” ideale. Meciani è gay e viene processato e condannato dalla stampa. Si ucciderà in carcere con una corda collo. Era innocente.

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