ORVIETO: PER ORA TARDANI, GERMANI, MAZZA E, FORSE, VERGAGLIA.

DI GIORGIO SANTELLI

CHI SALE, CHI SCENDE E CHI RISCHIA DI RESTARE INCASTRATO
E pur si move! Galileo Galilei dopo aver ritrattato la sua sconfessione di fronte al tribunale dell’inquisizione per aver detto che era la terra a girare intorno al sole, pronunciò queste parole.
Qui a Orvieto: e pur si move! Questo si dice di fronte ad una campagna elettorale, ancora non cominciata ma che delinea quelli che al momento attuale sono gli sfidanti. Per ora quattro. Quindi qualcosa si muove davvero. Di fronte alla crisi della politica-partitica, per i provetti sindaci è dunque un fiorire di scioglimento di indugi, discese in campo, espressione di volontà e così via dicendo.
Allora proviamo a capire quel che sta accadendo mentre vi dico che, in questa sorta di sondaggio fra i miei trenta amici trasversali, 17 non sanno ancora per chi votare e 13, bene o male, un’idea se la sono fatta. Ma per i protocandidati come va?

ROBERTA TARDANI
L’ultima novità della settimana è proprio lei. Alla fine di un estenuante tira e molla, lei ha sciolto gli indugi. E, onore al merito, ha sparigliato il fronte dei partiti del centrodestra. In autonomia ha lanciato la sua candidatura e, con una mossa, ha messo all’angolo il suo partito. Facendo, così dicono da fuori Orvieto, inalberare Nevi. Anche la Lega è messa all’angolo visto che aspettava la candidatura di Forza Italia per provare a giungere ad un’unità di intenti che, però, aveva già perso per strada Fratelli d’Italia. Roberta Tardani si è invece “scatenata”, nel senso che si è svincolata dalle catene politiche, ed ora mentre Forza Italia grida al tradimento, lei rischia l’espulsione. Un’espulsione che, in termini di strategia politica, tornerebbe a suo vantaggio. Perché immagino già il comunicato stampa per una eventuale risposta: “Di fronte all’ennesimo tentativo dei partiti a livello perugino di intervenire a casa nostra, scegliendo il futuro candidato sindaco del centrodestra, la mia risposta in autonomia era l’unica strada percorribile per dire che la Città di Orvieto sceglie il proprio futuro e il proprio progetto”. Così il centrodestra, suo malgrado, avrà fatto di Roberta Tardani una paladina o una pasionaria dell’autonomismo civico di centrodestra. Mossa, quindi, azzeccata.
Poi, per vedere se quell’espressione sarà effettivamente di civismo, si dovrà vedere non solo la composizione della lista ma pretendere – come è giusto pretenderlo per tutti i candidati – di conoscere il nome della squadra di una eventuale giunta. Solo così si saprà se siamo davanti ad un civismo puro o un modo per nascondere l’appartenenza politica di centrodestra di questa avventura.

ANDREA MAZZA
Il primo dei candidati civici scesi in campo è stato tra i partecipanti a quello che abbiamo definito la ricerca “dell’x factor” di Barbara Saltamartini. Ma da quelle audizioni non è uscito nulla e nel frattempo tutti i partecipanti al casting hanno fatto scelte diverse. Toni Concina ha intonato “nessuno mi può giudicare” e signorilmente non è nemmeno andato al provino. Roberta Tardani ha scelto di andare avanti con la propria casa discografica, Roberto Meffi dopo l’indicazione di maggioranza del partito, ha avuto una brutta laringite mentre Mazza ha detto che, in ogni caso, quell’esperienza civica non l’avrebbe abbandonata per diventare essenzialmete candidato del centrodestra. Se serve rinnovamento, rinnovamento sia da tutte le parti. Ma ora, con Lega e Forza Italia orfani dei concorrenti, il rischio è che si rivolgano proprio ad Andrea Mazza per ritornare in campo. E sarebbe davvero anomalo se il candidato civico puro, a questo punto si trasformasse nel traghettatore di partiti che sembrano non avere un candidato alternativo. Per Mazza potrebbe essere un rischio perdere quel carattere civico che per lui, mai occupato in vicende di politica-partitica locale, è più forte che per gli altri. Alla fine, dopo lo “scatenamento” di Roberta Tardani lui rischierebbe di finire in un “abbraccio anestetizzante” dei partiti. Ma anche a lui va chiesta, quando sarà il momento, quale sará la squadra di governo che lo coadiuverà nell’ipotesi in cui divenisse primo cittadino. Questo perché il rimprovero ricorrente che gli si fa è quello dell’inesperienza amministrativa che può essere superata solo con una giunta di personalità capaci di conoscere a menadito vizi e virtù della macchina amministrativa.

GIUSEPPE GERMANI
Anche lui ha sciolto gli indugi in settimana. Lo ha fatto con un errore, quello di definire che la sua squadra è tutta con lui pronta alla competizione. E per squadra si intende quella di governo, la Giunta. Ora dico che non è possibile protrarre una lotta contro i mulini a vento quando l’opinione pubblica chiede almeno qualche segnale di discontinuità per superare le critiche che arrivano a Germani. E arrivano non solo dal corpo elettorale ma anche dall’interno, da chi, comunque, è disponibile a sostenere la sua candidatura ma in un contesto diverso da quello sin qui proposto. Germani cerca un civismo per uscire dalla morsa condizionante di una parte del PD a lui ostile, quella rappresentata dal segretario. Andrea Scopetti piuttosto che vederlo ricandidato, preferirebbe proporre Pasqualino Settebellezze o anche il Gabibbo. Il segretario torna in settimana ad Orvieto e solo a quel punto si capirà quel che pensa questa parte, ormai comunque minoritaria, del partito. Una lista diversa, un sostegno a Germani? Se fosse questa seconda ipotesi sarebbe da consigliare al candidato sindaco di chiarire bene le cose. Altri cinque anni di tira e molla con il suo partito, che come Penelope disfa di notte quel che il sindaco produce di giorno, è un agire di governo che gli orvietani rispedirebbero al mittente col voto di maggio. E in questa fase, stando alle parole del neosegretario Zingaretti, mutuate dal perdente Martina, lo slogan dei tempi nuovi è “siamo somma non divisione”. Chi divide meglio tenerselo fuori. O chi si vuole dividere è meglio che faccia scelte autonome. Per questo, nel campo del centrosinistra, potrebbe esserci ancora qualche sorpresa.

LUCIA VERGAGLIA
Il patrimonio elettorale dei cinque stelle che fine farà? Domanda a cui è ancora difficile rispondere. Lucia Vergaglia è accusata dalle altre opposizioni di governo cittadino, di non aver votato quella mozione di sfiducia che avrebbe fatto concludere anzitempo la sindacatura di Giuseppe Germani. Lo scioglimento anticipato della consiliatura avrebbe portato ad Orvieto un Commissario di governo. E i commissari arrivano, guardano, tagliano, decidono senza alcuna mediazione con chi è comunque stato democraticamente eletto. Il più delle volte attuano politiche che mettono in sofferenza la parte dedicata ai servizi per i cittadini. In un mondo in cui ai cinque stelle si chiede “senso di responsabilità”, Lucia Vergaglia sembra voler essere punita perché con quella sua scelta ha evitato che non ci fosse più un sindaco che facesse quell’ultimo ricorso sulla vicenda della discarica. Ricorso che, senza dubbio, un commissario di governo non avrebbe fatto, perché sarebbe stata una scelta prettamente politica. Il mondo dei cinque stelle è un mondo comunque strano. Quel che alla fine accadrà non si sa ma, personalmente, mi dispiacerebbe non poter vedere l’agibilità ad una candidatura del movimento perché significherebbe minore partecipazione al voto. Ed io, da sincero democratico, vorrei che tutte le idee e le proposte fossero rappresentate. La diatriba tra lei e Lucio Riccetti sembra però superata visto che il Presidente di Italia Nostra abbia accolto positivamente la svolta Di ma(i)oista affinché l’esperienza dei cinque stelle si possa affiancare a qualche lista civica per riuscire a superare la maledizione dell’eterna opposizione. Anche se Di Maio pensava ad alleanze tra liste e non a partecipazioni individuali nella civica, cosa che – secondo i bene informati – si potrebbe invece ipotizzare.

CONCLUSIONI
Questo, per me, lo stato dell’arte. Tenendo poi presente che di quei 13 amici che hanno espresso la loro preferenza 5 (16,7%) sono con la Tardani, 4 (13,4%) con Germani, 3 (10%) con Mazza e 1 (3,3%) con la Vergaglia. La campagna elettorale, comunque, deve ancora cominciare e, come ho detto all’inizio, 17 (57%) non hanno ancora deciso nulla.