SUL TAV HANNO PERSO SIA SALVINI CHE DI MAIO

DI LUCIO GIORDANO

Forse non è il caso di dar retta ai giornali della destra sovranista, convinti che Salvini abbia vinto anche sul Tav. Perchè se è vero che alla fine in Val Di Susa l’alta velocità si farà, magari in formato ridotto, è altrettanto vero che questa sceneggiata napoletana ha infastido e messo in ambasce tutto il mondo imprenditoriale del nord, che il tav lo vuole, e come se lo vuole. Ballano troppi miliardi attorno ad un’opera sostanzialmente inutile e vecchia che era meglio non realizzare , ballano troppi interessi di ogni tipo per poterci rinunciare. E però le coronarie in subbuglio dei cummenda, potrebbero far pagare a peso d’oro in termini di voti,  l’eccessiva disponibilità del  capo della Lega nord nei confronti del M5s. Anche se poi, in molti, sono certi che sulla vicenda tav, si sia trattato semplicemente  dell’ennesimo gioco delle parti tra i due contendenti del governo giallo verde.

Del resto, come spiega bene la giornalista Arianna Ciccone, ci sono i fatti, oltre la propaganda:

1) Lunedì come previsto la società Telt (responsabile della realizzazione e della gestione della sezione transfrontaliera della futura linea Torino-Lione) darà avvio all’iter di pubblicazione dei bandi di gara, “in assenza di atti giuridicamente vincolanti che comportino istruzioni di segno contrario”. Per non perdere i finanziamenti europei va fatto entro il 31 marzo.

2) Avis de marchés (avvisi di gara, bandi di gara, inviti a presentare candidatura) riguardano, come previsto, la costruzione dei lotti francesi del tun6ynel, 45 km. I lotti italiani per 12,5 km sono previsti per il 2020.

3) Secondo la procedura già prevista entro 6 mesi si deciderà quali aziende potranno partecipare (sei mesi di indagine di mercato). Il codice degli appalti francese prevede la “clausola di dissolvenza”. Se si decide di non procedere con le gare, i bandi decadono, senza oneri per nessuno.

4) Solo dopo 6 mesi di indagine di mercato si manderanno i capitolati con i dettagli dei lavori richiesti. (Quindi di fatto Palazzo Chigi ha chiesto a Telt di fare una cosa che era già prevista).

5) A quel punto Telt chiederà a governo italiano e governo francese se andare avanti. Questo modo di procedere era già stato annunciato da Telt a dicembre.

Di fatto non c’è nessun rinvio, tutto sta procedendo come previsto.

Tutto starebbe dunque procedendo come previsto. Era però  altrettanto giusto e scontato, dal loro punto di vista, che i 5 stelle facessero la voce grossa con la Lega. Non potevano non farla. Il tav è la linea del Piave dell’ideologia del movimento, già messa a dura prova in questo anno. A costo di mostrare a tutta l’ Italia che sarebbero stati disposti ad aprire una crisi di governo,  almeno a parole no, non dovevano cedere. Non subito.   E’ altrettanto chiaro  che Salvini  avrebbe potuto fare altrettanto con i 5 stelle, provocando  a sua volta la crisi di governo.

Teoria, appunto. O forse no. Mettiamo il caso che invece  in questi giorni sia stato vero braccio di ferro.  Allora, a quel punto, qualche domanda Salvini deve essersela posta. In primis: e se poi i sondaggi si rivelassero carta straccia? E soprattutto, andare ai ferri corti con i grillini conviene davvero , proprio ora che il parlamento è chiamato a pronunciarsi sull’autorizzazione a procedere per  il sequestro di 177 persone della Nave Diciotti? Ovvio che no. Il voto sulla vicenda della scorsa estate, a quel punto, non sarebbe  per niente scontato. Se passasse l’autorizzazione a procedere, la carriera politica di Salvini rischierebbe di imboccare un percorso estremamente accidentato, pericoloso, da soluzione finale. Ma è chiaro che un vero  leader dovrebbe andare alla pugna a petto nudo. Il segretario leghista non l’ha fatto  e con la furbizia che tutti gli riconoscono,  ha abbassato per qualche giorno  le penne  per non irritare la suscettibilità dei 5 stelle.

Hai visto mai che salta il governo per un progetto come il tav  che, dopo tanto rumore, quasi sicuramente  alla fine si realizzerà? Chi glielo farebbe  fare a Salvini? Perchè  è vero che sul decreto sicurezza  e sulla Legittima difesa, in  dirittura d’arrivo,  il capo della Lega nord ha portato a casa  il risultato. Ma in fondo sia l’una che l’altra  sono riforme a costo zero, che solleticano solo la pancia del Paese. Meglio,  le budella. Ma se andiamo ad esempio a  vedere   Quota cento, costo  5 , 5 miliardi di euro, il tanto sbandierato successo non c’è stato. La riforma Fornero non è stata smontata pezzo a pezzo come tutti i giorni  urlava in campagna elettorale il ministro dell’interno e in più, con quota cento,  nessuno garantisce che a x pensionati corrisponderanno altrettanti neo- assunti. Anzi.

E così forse ha ragione Berlusconi a dire che Salvini si è infilato in un vicolo cieco. Se rompe con i 5 stelle rischia un processo e rischia di non portare a casa nemmeno  l’unica riforma che veramente interessa alla Lega dall’inizio della legislatura: lo spacca Italia. Sì,  quella autonomia differenziata disegnata alla chetichella, come se dovesse passare  per chissà quale motivo senza far rumore, senza una discussione in parlamento, ma con un semplice letto e approvato. Il che fa capire bene  quali fossero le reali  intenzioni di Veneto e Lombardia : una secessione mascherata con ricadute sul pil, drammatiche per il Paese, intorno al 10 per cento.

Ora però che il bubbone è scoppiato e i presidenti delle camere Fico e Casellati devono esprimersi sull’iter parlamentare  da seguire , per  l’autonomia delle regioni si prevedono tempi lunghi. Lunghissimi. E impantanata com’è potrebbe anche non veder  mai la luce. Per il bene dell’Italia c’è da aggiungere: meno male. A dimostrazione che degli italiani,  a Salvini interessa niente.  A conti fatti insomma, al ministro dell’interno non conviene rompere con i 5 stelle, perchè l’alternativa è allearsi di nuovo con Berlusconi, riproponendo la vecchia destra che nel 2011 aveva portato a meno di un passo dal burrone l ‘Italia. Non solo.

Un conto è governare con Di maio, che finora ha consentito  di tutto e di più alla Lega. Un conto, per Salvini,  sarebbe  guidare un esecutivo con il Cavaliere al fianco. Del resto, ce lo vedete Silvio prendere ordini dallo scomodo alleato padano? Chi assicura che non si metterebbe di traverso ad ogni decisione imposta dalla lega? E soprattutto, siamo sicuri che l’ elettorato leghista  vedrebbe di buon occhio un’alleanza con Forza Italia ? Sono in molti anzi a pronosticare  una frana di voti. Pur essendo il più vecchio partito italiano, molto ben inserito nei gangli dei poteri forti, salvini in questi anni ha fatto l’impossibile per accreditarsi come ‘il nuovo’. Asino chi ci crede, d’accordo. Però concorderete che Salvini fino alla scorsa estate è andato a passo di carica proprio grazie a quell’immagine apparentemente  rinnovata. E comunque sia, in  un’alleanza Forza Italia – Lega, sarebbe garantito un tasso di litigiosità altissimo. Per dirla tutta,  Silvio non accetterebbe  mai una leadership salviniana. Provate a chiederglielo in camera caritas e capirete.  Quanto ai nuovi elettori leghisti, con Berlusconi mai più. Questa è la loro certezza.  Che figura ci farebbero a tornare un domani  a Montecitorio, con il capo di Forza Italia? Non se ne esce.    Un vicolo cieco, appunto.

Quanto ai 5 stelle: un po’ come capitato al pd renziano, con una base di sinistra ha mandato a governare una classe dirigente di destra che ha ceduto su  tutto all’alleato. Risultato: batoste elettorali in serie e sinistra del movimento che ha già abbandonato la nave. Se si tornasse al voto, ora come ora ripetere  il  trentatrè per cento di un anno fa sarebbe  praticamente impossibile. Meglio continuare con questa bizzosa e stravagante alleanza, quindi. Meglio non rischiare litigarci  tutti i giorni, per finta o sul serio.

Insomma i due partiti sono destinati a governare ancora insieme piuttosto a lungo. Per mancanza di alternative, è vero, ma soprattutto perchè tornare alle urne penalizzerebbe di sicuro i grillini ma non farebbe bene nemmeno alla Lega. Quel consenso inarrestabile ottenuto dal carroccio  fino all’estate scorsa, si sta disperdendo, soprattutto al nord.  E il motivo è uno solo:  economico.  Tempo al tempo. In un paese in recessione, isolato dal mondo per delle scelte sciagurate, in un Paese immobile in cui i cantieri non partono, tra gli italiani questa situazione finirà per creare da qui a breve, molto a breve, un forte scontento. Salvini  però non potrà scappare se dovrà affrontare una manovra bis.   E non potrà fare il furbo in autunno con la manovra economica, aggirando  le clausole di salvaguardia. In molti hanno infatti scoperto il suo gioco: impossibile perciò farsi astutamente da parte in favore di un esecutivo tecnico, per poi  urlare al mondo di esser stato fatto fuori dall’Europa. Nessuno gli crederebbe. Per questo Salvini  è costretto a governare ancora, con le mani legate, con il  governo giallo verde.  E’ l’unico modo per restare a galla. Peccato solo che questo sia ormai un governo di perdenti.