ALGERI. ELEZIONI RINVIATE, RITIRO DEL VECCHIO BOUTEFLIKA. RITRATTO DEL NUOVO PRIMO MINISTRO NOUREDDINE BEDOUI

DI ALBERTO TAROZZI

Esprimono la loro gioia, ad Algeri e nel resto del paese, quei manifestanti che per tre settimane erano scesi per le strade al grido di “No al quinto mandato” del presidente Bouteflika. Il Presidente, in condizioni fisiche più che precarie, dopo l’ictus che l’aveva colpito nel 2013, è rientrato in patria dall’ospedale di Ginevra dove era ricoverato, per proclamare quello che di fatto è un cedimento alle pressioni della piazza: rinvio delle elezioni di un anno e rinuncia ad una sua ricandidatura.

Cedimento totale o ritirata strategica? Certo un ritorno sulla scena del vecchio leader è divenuto improponibile, ma molti particolari fanno ritenere che sia stata scelta la strada di un cambio della guardia graduale e non troppo indolore. Del resto, al di là della richiesta di non ripresentarsi, esistevano tra i manifestanti, posizioni abbastanza variegate: una componente significativa di donne e di giovani, che insisteva nel chiedere un cambiamento radicale del nucleo di potere corrotto e concentrato attorno al vecchio leader. Da costoro è giunto un segnale di vigile attesa, pronti a ritornare sulle strade nel caso il futuro governo riproduca le sembianze dell’attuale.

Ma non bisogna dimenticare che molti manifestanti si limitavano a chiedere un ricambio più di persona che di linea politica. Quanto meno ponevano al primo posto l’inadeguatezza psicofisica del leader. Va inoltre tenuto presente che la decisione di Bouteflika è stata presa dopo un colloquio con gli esponenti dell’esercito, vero nucleo centrale del potere politico algerino. Ma soprattutto una forza che, durante le manifestazioni, aveva mantenuto un comportamento ambivalente, che andava dalla condanna dei manifestanti nelle dichiarazioni informali ad atteggiamenti di maggiore disponibilità nelle dichiarazioni ufficiali.

D’altronde sono nel segno dell’ambivalenza le prime decisioni collegate all’uscita di scena del leader. Una Conferenza nazionale che potrebbe o meno puntare al cambiamento, in quanto destinata ad un rinnovo della Costituzione per via anche referendaria. La nomina a primo ministro, al posto di quello attuale (Ouyahia), ufficialmente malato, di un uomo solo parzialmente “nuovo” ma da più parti ritenuto di forte personalità.

Chi è dunque Noureddine Bedoui, il nuovo primo ministro?

Attuale ministro degli interni, Bedoui viene definito da Jeune Afrique come il politico preferito dai media algerini, segno che con la comunicazione pubblica ci sa fare. Bedoui può altresì essere definito un prodotto di quella tecnocrazia algerina che ha accompagnato negli ultimi anni lo sviluppo, a volte contrastato, della nazione. Viene peraltro data come scontata una sua forte e duratura amicizia col fratello del vecchio leader.

Calmo, affabile, dotato di senso dell’umorismo, gli si riconosce una notevole abilità nel tenersi lontano da conflitti troppo laceranti. Altra sua dote è stata finora l’onnipresenza in occasioni di occasioni ufficiali, come l’inaugurazione delle fiere, tanto da avere già preventivamente oscurato il primo ministro uscente, assai meno visibile. Su qualunque argomento all’ordine del giorno è capace di esprimersi, utilizzando i nuovi media da facebook a twitter e ripromettendosi di introdurre in Algeria il voto elettronico dal 2022.

Impegnato in proposte innovative nel campo educativo, volte alla costruzione di quella che definisce una “società civile strutturata”, oscilla tra proposte di rafforzamento dell’associazionismo dei genitori nella gestione della scuola e un’attenzione particolare al sostegno della diffusione delle attività sportive.

Personaggio pacato ed effervescente al tempo stesso. Ma un identi-kit dietro al quale si può collocare tanto una personalità in grado di ridisegnare la politica del paese, quanto di mettere a punto una strategia gattopardesca dietro alla quale tutto potrebbe canbiare “Purché nulla cambi”.