C’ERANO DIFETTI NEL BOEING 737 PRECIPITATO IN ETIOPIA?

DI GIORGIO DELL’ARTI

Un Boeing 737 della compagnia Ethiopian Airlines, partito da Addis Abeba (Etiopia) e diretto a Nairobi (Kenya), è precipitato ieri mattina pochi minuti dopo il decollo. Tutti morti i 149 passeggeri e gli otto membri dell’equipaggio. Tra le vittime, di 33 nazionalità differenti, c’erano anche otto italiani. L’aereo è precipitato vicino Bishoftu, nella regione di Debre Zeit, a circa 62 chilometri a sud-est di Addis Abeba. Il Boeing era decollato alle 8.38 e i contatti radio si sono interrotti alle 8.44 locali. Il sito specializzato Flightradar24 scrive che dopo il decollo l’aereo aveva «una velocità verticale instabile». Tewolde Gebremariam, amministratore delegato della Ethiopian Airlines, ha riferito che il Yared Getachew, pilota dell’aereo con ottomila ore di volo alle spalle, si era accorto che il velivolo aveva problemi e aveva chiesto e ottenuto dai controllori di volo di tornare a terra per un atterraggio d’emergenza. L’Ethiopian Airlines è conosciuta per essere una delle migliori compagnie africane, con piloti di alto livello e una flotta di aerei moderni. Il Boeing 737-8 Max precipitato ieri è un aereo simile a quello della compagnia indonesiana Lion Air caduto in mare lo scorso ottobre, 13 minuti dopo il decollo da Giacarta, causando 189 morti [Di Feo, Rep].
 
Ci sono difetti in quel Boeing?

Il New York Times ha titolato: «Ci sono problemi col Boeing 737 Max 8?». Questo tipo di aereo è richiestissimo da tutto il mondo, ci sono oltre 4.500 ordini da 100 operatori [Simoncelli, Sta]. «Il Boeing 737 è in realtà una “famiglia” di apparecchi, con numerose versioni e varianti. Fu lanciato negli anni Sessanta ed è il jet passeggeri più venduto della storia, definito “il cavallo da traino dei cieli”. 737 Max 8 è l’ultimissima versione, molto recente, battezzata nel 2017. Fu concepito, costruito e varato con una certa fretta, per reagire alla concorrenza di Airbus che offriva sul mercato nuovi tipi di jet ad alta efficienza energetica (minor consumo di carburante). La competizione con Airbus si sta concentrando su questi apparecchi di media dimensione e medio raggio, in seguito a un “cambio di paradigma” che investe il mercato del trasporto aereo. È tramontato il modello che puntava a trasportare gran quantità di passeggeri nei mega- hub intercontinentali per poi imbarcarli sulle coincidenze per le destinazioni finali. A riprova la decisione Airbus di metter fine alla produzione del gigantesco A380. Intanto nella competizione sui jet di medie dimensioni incombe l’arrivo imminente della concorrenza cinese, che sconvolgerà tutti gli equilibri planetari finora fondati sul semi-duopolio euro-americano. L’ipotesi più preoccupante dal punto di vista Boeing, è già stata affacciata nel corso dell’indagine sul disastro Lion Air in Indonesia. In quel caso, stando alle prime conclusioni degli inquirenti, l’improvvisa caduta del 737 Max 8 potrebbe essere stata causata da un nuovo sistema di avionica. Quel software di pilotaggio automatico è stato elaborato per prevenire lo ” stallo” del jet — la situazione più rischiosa, che prelude alla caduta. E tuttavia lo stesso software potrebbe avere effetti disastrosi, provocando a sua volta un’improvvisa e brutale perdita di quota, qualora vengano inserite nell’informatica di bordo delle informazioni errate su altitudine e angolo di volo. Alcuni sindacati dei piloti sostengono che i loro colleghi comandanti non avrebbero ricevuto una formazione adeguata riguardo al cambio di software» [Rampini, Rep]. «“Malpensa sarà il nostro hub”, dichiaravano orgogliosi lo scorso maggio i vertici di Air Italy. Oggi quell’annuncio festoso, con hostess e stewart in ghingheri, le divise nuove di zecca e l’euforia delle grandi occasioni, fa gelare il sangue nelle vene. Già, perché gli aerei che la compagnia nata dall’alleanza della Meridiana dell’Aga Khan con la Qatar Airways ha deciso di far volare su e giù per l’Italia sono dei Boeing 737 Max 8. Modelli identici in tutto e per tutto a quello diretto a Nairobi che si è schiantato ieri vicino ad Addis Abeba, provocando la morte di 157 persone, tra cui 8 italiani» [Iacometti, Libero]
 
Chi sono gli otto italiani morti

Tra le vittime italiane del disastro aereo in Etiopia c’è l’assessore ai Beni Culturali della Regione Sicilia Sebastiano Tusa, archeologo di fama mondiale, diretto in Kenya per un progetto dell’Unesco. Altri tre italiani erano volontari di Africa Tremila, onlus con sede a Bergamo: il presidente Carlo Spini, la moglie Gabriella Vigiani e il tesoriere Matteo Ravasio. Sull’aereo c’era poi Paolo Dieci, tra i fondatori della ong Comitato internazionale per lo sviluppo dei popoli e presidente di Rete Link. Hanno perso la vita anche tre funzionarie del World Food Program delle Nazioni Unite: Virginia Chimenti, Pilar Buzzetti e Rosemary Mumbi.