IL VENEZUELA SCENDE IN PIAZZA PER DIFENDERE LA SUA SOVRANITA’

DI GERALDINA COLOTTI

Centinaia di migliaia di sostenitori del Chavismo, forse più di un milione, vestiti di rosso, hanno manifestato il proprio sostegno a Nicolas Maduro nella Marcia Antimperialista Bolivariana (CHI È).
Maduro ha scritto su Twitter: “Continuiamo con la lotta e la vittoria in risposta alla permanente e brutale aggressione contro il nostro popolo”, aggiungendo che “oggi più che mai siamo antimperialisti” e concludendo che “non ci arrenderemo mai!”. Diosdado Cabello, presidente dell’Assemblea Costituente e numero due del partito di governo Psuv, ha guidato la manifestazione al centro di Caracas “per rispondere agli attacchi al sistema elettrico nazionale, il blocco economico e finanziario e in appoggio al presidente Nicolas Maduro”, partita dalla sede dell’ente nazionale di comunicazioni Cantv, a Caracas.

Il corteo guidato nelle stesse ore dall’autoproclamato presidente Guaidò (in realtà golpista) non era certo paragonabile come partecipazione alla folla immensa accorsa in difesa dell’autonomia del Venezuela.

Il popolo chavista dunque ha manifestato il suo sostegno al governo di Nicolas Maduro nella giornata antimperialista del 9 marzo: la data in cui, nel 2015, Obama ha imposto le sanzioni al Venezuela, definendo il paese “una minaccia inusuale e straordinaria per la sicurezza degli Stati Uniti”. Sul palco c’era tutta la direzione del PSUV. Di fronte, sventolano le bandiere dei partiti alleati nel Gran Polo Patriottico, a partire dal Partito Comunista. “Fedeli sempre, traditori mai”, grida il popolo chavista, orgoglioso e paziente in questa congiuntura complicata in cui davvero tutto può accadere.

Le destre sostenute dagli USA sono passate alla fase del sabotaggio per far saltare la luce, le linee telefoniche e lasciare senz’acqua i quartieri. Il metro non funziona, gli autobus privati vogliono essere pagati in contanti, anche perché il sistema informatico non funziona. Che tutto questo mare di camicie rosse sia venuto a piedi dai barrios per dire: No alla guerra, ai sabotaggi e alle ingerenze, è qualcosa di eroico e spiega perché l’imperialismo avrà filo da torcere.

Di certo, a fare le spese dei ripetuti sabotaggi sono state le fasce più indifese: i malati, gli anziani, gli strati poveri che dovranno buttare gli alimenti conservati in frigorifero in un paese caraibico dove il caldo in questi giorni è almeno di 27 gradi.

Nei quartieri ricchi, i problemi non si avvertono per via dei generatori, delle riserve di acqua e soprattutto del denaro: loro possono pagare in contanti, anzi in dollari. Li abbiamo visti nei supermercati fare acquisti pagando in dollari, anche se non è consentito perché la moneta nazionale è il bolivar. Il loro obiettivo è sempre stato quello: mettere alla corda il paese attraverso la guerra economica, il mercato del dollaro parallelo (che ora il governo è riuscito parzialmente a disinnescare consentendo il cambio diretto, più conveniente di quello “parallelo”), e ora il sabotaggio diretto alla vita quotidiana dei cittadini.

Il danno, però, riguarda tutti, anche commercianti e industriali. Intanto, alcune frange della destra più violenta cercano di ripetere lo schema delle “guarimbas”, ma il paese non ne avverte la presenza. Nel quartiere di case popolari a Forte Tiuna dove ci troviamo ora, senza luce la gente scende in strada per stare insieme e cantare, a lume di candela. A lume di candela stiamo scrivendo questo articolo. Certo, con l’interruzione delle comunicazioni potrebbe succedere di tutto e sarebbe difficile dare l’allarme e mobilitare il popolo chavista nei barrios.

Il governo, però, sta lavorando a tutto spiano. Già al mattino, tornerà la luce e, parzialmente, il telefono.

A conclusione della marcia, il presidente Maduro ha fornito un primo bilancio dei sabotaggi. Quando, durante la notte dell’8 marzo si era riusciti a recuperare il 70% dell’elettricità in tutto il paese, a mezzogiorno c’è stato un nuovo attacco cibernetico con il plauso degli USA. “Vogliono privatizzare i servizi, per applicare il modello in uso negli Stati Uniti o in Europa dove se non paghi ti tagliano la luce o il telefono, ha detto Maduro, ricordando i tanti attacchi ai tralicci da parte delle destre, che hanno lasciato un saldo di oltre 200 attentatori morti.

“Quello che ci hanno rivolto – ha aggiunto – è un attacco inusuale e straordinario, ma con pazienza e coscienza, e mettendo in atto una resistenza attiva civico-militare, riusciremo a passare a una nuova tappa già dalle prossime ore. Ne usciremo con coraggio come abbiamo fatto nei mesi della serrata petrolifera contro Chavez nel 2002-2003, durata quattro mesi: con l’unione civico-militare e con Chavez”. Il presidente ha poi preso di petto il problema delle infiltrazioni nelle aziende nazionalizzate come la Corpoelec, dove si sono verificati sabotaggi. “Hanno fatto un danno a tutto il paese – ha detto – non solo ai chavisti. Come lo giustificheranno con la propria gente? Ma noi reagiremo con calma, coraggio e nervi saldi. Siamo portatori di pace e di unità. Contro le ingerenze, amore e pazienza”.

Poi, il presidente ha annunciato che, da lunedì, arriverà la borsa CLAP, per provvedere alle esigenze immediate della popolazione. Intorno a un Chavez gonfiabile gigante, portato in piazza dai lavoratori dell’impresa petrolifera di stato PDVSA – che insieme a tutte le categorie hanno respinto l’appello allo sciopero lanciato dall’autoproclamato “presidente a interim”, Juan Guaidó – il popolo chavista ha risposto alzando il pugno e gridando: “Trump, idiota aguanta tu derrota”.