VIOLENZA SU VIOLENZA, ALTRO CHE MEDIOEVO!

DI ANNA LISA MINUTILLO

La Corte di appello di Ancona ha assolto due giovani condannati in primo grado per violenza sessuale, adducendo come motivazione che la vittima somigliava ad un maschio.
Il Collegio Giudicante della Corte di Appello, scrive, parlando dell’imputato principale, che ‘la ragazza neppure piaceva, tanto da averne registrato il numero di cellulare sul proprio telefonino con il nominativo ‘Vikingo’ con allusione a una personalità tutt’altro che femminile quanto piuttosto mascolina’. Infine, la chiosa: ‘Come la fotografia presente nel fascicolo processuale appare confermare'”.
A scrivere, a giudicare, a decidere tre giudici di sesso femminile, che è diverso da scrivere tre donne..
Parole che finiscono con l’inviare altra violenza verso chi la violenza l’ha subita, parole che hanno l’obbligo di essere usate con cautela per non danneggiare oltre e fare altri danni.
Parole che andrebbero pensate, ma spesso abbiamo conferma di quanto poco il pensare avvenga.
Solo pochi giorni fa abbiamo parlato di quanto alcune donne feriscano altre donne, giudicando ogni forma di violenza assurda ed ingiusta e poi finiscono con il cadere nella trappola del giudizio e del pregiudizio da riserbare loro.

La sentenza è stata cassata dalla Cassazione, il tutto bloccato , questo non ha impedito che si tornasse a  parlare di questa vicenda, che non poteva lasciare indifferenti.
Abbiamo parlato di un cambiamento necessario se vogliamo migliorare le cose, poche ore e si torna indietro, si torna ad esprimere giudizi sull’aspetto fisico, si torna ad umiliare ed ad azzerare l’individualità altrui. “Sei brutta”? , figurati se ti violentano…
Strano però dato che in questo mondo è in voga il concetto del : “basta che respiri”..
La cosa che lascia basiti è che siano state tre persone di sesso femminile ad esprimersi in questo modo e che su tre a nessuna sia venuto in mente di domandarsi : ” ma cosa diamine stiamo scrivendo” ?
Come se fosse lecito allora che tutte le donne belle debbano ricevere violenza, come se fosse uno sdoganamento a questa violenza di cui, francamente, non ne possiamo più, né di leggerne che di scriverne..
Non sono un giudice, non mi voglio sostituire a cotanta preparazione in materia ma so che questa non è la strada giusta per migliorare le cose, anzi..
Mi piacerebbe sapere se chi emette sentenze inoltre si sia posta la domanda degli abiti “famosi” che la vittima indossa al momento dello stupro.
Sì perché se andate a dare una sbirciatina (cosa forse mancata, oppure dimenticata nell’elogio della “bruttezza”) vi accorgete che la maggior parte delle vittime di stupro più che indossare jeans e anonimi maglioncini, con giubbotti ingombranti e per nulla sexy, non indossavano.
E finiamola per cortesia di dover vietare! E’ vietato fare le ore piccole, è vietato vestirsi in modo provocante, è vietato parlare con chi non si conosce, è vietato accettare passaggi: un divieto unico!
Ma quando inizierete a vietare di sentirsi autorizzati a stuprare, quando inizierete a vietare di esprimersi come scaricatori di porto ogni qualvolta si parla di una donna? Quando inizierete a dare pene certe e non scappatoie legalizzate?
Forse per voi questa ragazza era “brutta e non stuprabile”, chi lo ha fatto doveva essere di “bocca buona” se poi alla fine si è comportato da animale in cerca di una preda, senza andare troppo per il sottile.
Una sentenza in netta antitesi con quando sostiene che non va sostenuta affatto..
Persone di sesso femminile, non donne, le donne sono altra cosa, per fortuna!