MA A NESSUNO VIENE IL DUBBIO CHE LEGA E M5S SIANO D’ ACCORDO?

DI GIULIO CAVALLI

Nel Paese dei retroscena, dei complotti interplanetari, delle scie chimiche e dei chip sottopelle continuo a chiedermi: com’è che tutti, ma proprio tutti, diano per scontato il quadretto di Salvini come lupo cattivo e il Movimento 5 Stelle invece come nugolo di ingenui ma comunque buoni? Per essere più preciso: perché non potrebbe essere vero il contrario? Ovvero che tra Lega e Movimento 5 Stelle (che, l’aveva scritto Repubblica a cui era stata promessa querela che invece non è mai arrivata, si erano incontrati ben prima delle elezioni) esista un accordo per cui Salvini interpreta il poliziotto cattivo, Luigi Di Maio il poliziotto buono, mentre di base condividano alcuni temi essenziali come la spartizione del potere (primo vero collante di ogni alleanza che si rispetti), la visione sull’immigrazione (che il Movimento 5 Stelle sostanzialmente accetta su tutta la linea dedicandosi più che altro a prenderne le distanze come se non fosse affar loro piuttosto che ribellarsene, Fico a parte) e sulla politica economica. Insomma, se fossero d’accordo nel dividersi i temi (e per questo si potrebbe accettare che Salvini imperversi in ambiti assolutamente non suoi), lasciando il sud al Movimento e il nord alla Lega per risultare il mix perfetto per fare sentire tutti ben protetti? È vero, non c’è nessuna prova che esista un disegno non facilmente leggibile che ci dica che Lega e M5S vadano molto più d’accordo di quello che vorrebbero farci credere, ma del resto viene difficile pensare che durante le diverse riunioni per il contratto di governo non si sia parlato anche del ruolo pubblico che i due vicepremier (e i due rispettivi partiti) avrebbero avuto sul palcoscenico internazionale. Anzi, sarebbe stato stupido non farlo. E se davvero l’idiosincrasia dell’uno per l’altro (come quella inscenata sulla TAV) si scioglie nel giro di poche ore con una soluzione che non è nemmeno una soluzione il dubbio è più che legittimo. Sarebbe la prima volta che i partiti di governo simulino crisi o improvvisi amori per tenere sott’occhio i dati di gradimento? Dai, non prendiamoci in giro. Anche perché se fosse così, sarebbe terribilmente peggio di quello che sembra. E forse anche certa opposizione dovrebbe cambiare metodo perché sarebbe inutile provare a costruire un futuro dando per scontata la loro separazione. Ce lo dirà la storia, alla fine, come andrà a finire ma non sarebbe un’ipotesi che scarterei a priori.

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