QUOTA 100. QUALCOSA NON QUADRA

DI MARIO PIAZZA

A giudicare dai dati disponibili il grosso delle richieste per accedere alla pensione anticipata sarà costituito da lavoratori statali o parastatali prevalentemente occupati al centro-sud, quella parte del Paese maggiormente esposta al rischio povertà.

Secondo i calcoli del Sole 24 Ore la decurtazione del reddito per gli aspiranti pensionati potrebbe raggiungere il 30%, una percentuale che porterebbe la pensione di un normale impiegato statale da circa 1500 Euro mensili a 1000 e qualche spicciolo. Piuttosto pochi per chi, proveniendo dall’area meno sviluppata del Paese, avrà con maggiore probabilità a carico una moglie casalinga e figli o nipoti disoccupati o sottoccupati da dover sostenere. Forse i calcoli del Sole sono sbagliati e la decurtazione sarà per molti inferiore, ma comunque poco compatibile con una popolazione che sta rinunciando a qualsiasi spesa voluttuaria e spesso anche a quelle indispensabili.

A questo dato oggettivo aggiungiamo la scarsa probabilità che un impiego statale possa essere considerato usurante senza mancare di rispetto a chi per vivere deve arrampicarsi su un’impalcatura o stringere per decenni gli stessi bulloni.
Passare un terzo della giornata sommersi dalle scartoffie tra capi e colleghi magari antipatici non è usurante, è più realisticamente un’incombenza fastidiosa come qualsiasi lavoro che si è costretti a svolgere senza quell’amore o passione riservati a pochissimi fortunati.

Passati i sessanta è legittimo essere stanchi di lavorare ma rispetto alle cronache di quotidiana miseria ed ai sacrosanti lamenti che accompagnano ogni minimo aumento di prezzi o di tasse qualcosa davvero non quadra.

Sarebbe troppo malevolo ipotizzare che per molti la quota100 sarà solo un modo per liberare tempo da dedicare a lavori in nero che compensino ampiamente le decurtazione?