AL SENATO SI DISCUTE SUL MINIMO SALARIALE A 9 EURO L’ORA

DI MARINA POMANTE

Sulla base dell’analisi Istat, in audizione al Senato, con l’introduzione della Misura che adegua i salari minimi a 9 euro lordi l’ora, per poco meno di 3 milioni di lavoratori sarebbe in arrivo un incremento medio annuale dei salari pari a 1073 euro procapite. Il monte salari complessivo interessato a tale incremento è stimato in circa 3,3 miliardi di euro. Per le aziende, la Misura si traduce invece in un aggravio di costi e che se non viene traslato sui prezzi, va ad incidere su una compressione del margine operativo lordo pari a circa 1,2%.

L’Ocse, convocata anch’essa al Senato afferma che tale cifra sarebbe “tra le più elevate dell’area, prossima al modello tedesco, ma l’economia italiana è ben diversa da quella della Germania” così ha precisato l’economista Andrea Garnero.

È dall’Inps che però giungono i dati sulla reale situazione dei salari. Un lavoratore su cinque (nel settore privato, fatta eccezione per gli operatori agricoli e domestici) percepisce una paga oraria inferiore a 9 euro lordi.
Va precisato che le soglia dei 9 euro lordi è materia di uno dei disegni di legge su salario minimo in discussione al Senato.
Sotto al salario degli 8 euro lordi si trovano attualmente il 9% dei lavoratori e la percentuale sale al 40% se si considerano i lavoratori che guadagnano meno di 10 euro lordi orari.

Nel suo intervento l’Inps precisa che: “Una volta determinata la misura minima del salario orario ritenuta maggiormente adeguata per il conseguimento delle finalità della norma, risulta opportuno riferirla esclusivamente al compenso lordo, espungendo ogni riferimento agli oneri sociali”.
Secondo l’Inps la percentuale di lavoratori che sono al di sotto del salario minimo di 9 euro sale per le donne (26% rispetto al 21% degli uomini), tra gli under 35% (38%), al Sud e nelle Isole (31%) e nel settore dell’artigianato (52%, rispetto al 10% dell’industria e al 34% del terziario ).
L’Inps ha inoltre depositato una “memoria” dove si legge che “la capacità regolativa del contratto coldlettivo nazionale è stata fortemente indebolita”.
Fino nel peggiore dei casi, il rischio della “contrattazione pirata” e di “dumping sociale” cioè: la commercializzazione di mezzi o servizi al di sotto della soglia minima dell’andamento di mercato e/o comunque al di sotto del valore congruo relativo. Insomma, alla luce di questo andamento secondo i giuslavoristi, gli studi economici del mercato del lavoro, hanno sollecitato giustamente l’esigenza di un salario minimo legale, tanto più se integrato con la contrattazione collettiva. Alle domande poste è stato risposto che è stato rilevato, che entrambe le proposte di legge presentate in Commissione contengono “apprezzabili meccanismi di gradualità”.

Alcuni settori sono interessati in maniera marginale all’adeguamento dei 9 euro lordi/orari. Tra questi il settore della fornitura di energia elettrica e gas nonché di fornitura dell’acqua; i servizi d’informazione e comunicazione (media); il settore delle assicurazioni e delle attività finanziaria.

Il Cnel prendendo in esame le riflessioni depositate dal presidente Tiziano Treu (già ministro del Lavoro e Previdenza sociale nel Governo Dini e Governo Prodi),
ha evidenziato come si renda necessaria una deroga nei confronti di alcune fasce di lavoratori, ad esempio i lavoratori studenti e gli apprendisti, poiché per costoro le imprese sostengono costi aggiuntivi.
Tiziano Treu ha chiarito in un documento: “il salario minimo legale potrebbe garantire, in virtù di una maggiore forza prescrittiva, una protezione più efficace nei confronti dei bassi salari, riducendo la discrezionalità e gli abusi nella determinazione dei livelli retributivi”.

I sindacati Cigl Cisl e Uil hanno espresso evidente preoccupazione sui possibili “effetti collaterali” che l’introduzione del salario minimo potrebbe comportare, motivando che si debba prima di tutto “stabilire il valore legale dei trattamenti economici complessivi, previsti dai Contratti collettivi nazionali di lavoro”.