C’E’ QUALCOSA CHE NON VA A ROMA. MA ACQUA IN BOCCA…AD AVERLA

DI DANIELE GARBO

Come è noto, Roma è una capitale che tutto il mondo ci invidia. Non solo per le sue straordinarie bellezze artistiche, ma anche per la sua efficienza e la sua qualità della vita.
Eppure in questa città modello sono riuscito a trovare qualcosa che non va. Pensate: da mezzogiorno di ieri, martedì 12 marzo, a casa mia non c’è acqua. Uno di quei beni preziosi di cui si apprezza il valore quando viene a mancare. E non vi sto a ricordare a quante cose serva l’acqua in una casa.
Quando mia moglie me lo comunica, penso a un’interruzione momentanea, forse un guasto. Anche perché di solito l’Acea avverte per tempo in caso di sospensione della fornitura per lavori.
Ma siccome sono le 16, comincio a pensare che ci sia dell’altro. Allora chiamo il numero verde dell’Acea per la segnalazione guasti, dove risponde con insolita rapidità (tre squilli, non di più) una signorina gentilissima alla quale espongo il problema. Mi chiede l’indirizzo preciso e d’un tratto si illumina: “La fornitura dell’acqua è stata sospesa per morosità”. “Non è possibile – ribatto – noi abbiamo un contratto condominiale che prevede l’addebito diretto sul conto corrente del condominio. Poi qui siamo un comprensorio di 5 palazzine, l’avete tolta a tutti ?” E lei: “No, l’abbiamo tolta alla palazzina A perché non hanno pagato le ultime bollette. Lei da che palazzina mi chiama ?”. “La B” rispondo. “Eh, allora deve chiamare il servizio commerciale per verificare che non ci sia stato un errore”. “Quale errore, scusi ?”. “Magari ve l’abbiamo staccata anche a voi per sbaglio”.
Fantastico, commento tra me e me mentre la congedo ringraziandola per la cortesia. Dal servizio commerciale di Acea apprendo che sì, hanno staccato la fornitura alla palazzina A, ma poi l’hanno ripristinata perché questi hanno dimostrato di aver pagato. Non si capisce perché siamo rimasti senz’acqua noi che siamo sempre stati in regola.
Dopo un consulto con i vicini di casa, si affaccia un sospetto: che la nostra saracinesca sia stata danneggiata dall’operaio arrivato per sospendere la fornitura alla palazzina A e serva in intervento straordinario per cambiare la saracinesca. Ora, la questione delle saracinesche è in verità curiosa. Si trovano sulla strada, prima del contatore e quindi sono di competenza dell’Acea, non del condominio. Ma il problema è che dovrebbero essere chiuse da uno sportello dotato di chiave, in possesso degli operatori dell’Acea. I quali quando intervengono non hanno mai la chiave e quindi di solito scardinano lo sportello con un piede di porco, come uno scassinatore qualsiasi. Morale: le saracinesche sono accessibili a chiunque passi per strada e può farne l’uso che crede. Ma anche questo dovrebbe essere un problema dell’Acea.
Comunque ci sono aggiornamenti sull’incresciosa vicenda: questa mattina l’operatore dell’Acea, che ho chiamato per sollecitare la riparazione del guasto, mi ha risposto che in questi casi loro provvedono a risolvere il problema entro tre giorni. E tre giorni passano in fretta… Quindi, se tutto va bene, entro il week potremo lavarci, fare la lavastoviglie, la lavatrice, stirare, bere un bicchiere d’acqua, farci un caffè.
Vabbè, di che ci lamentiamo in fondo ? A Roma funziona tutto così bene, le strade sono un tavolo da biliardo, la spazzatura viene rimossa con sollecitudine, paghiamo la più alta addizionale Irpef d’Italia in cambio di servizi di prim’ordine che prevedono tra l’altro il rilascio della carta d’identità elettronica in soli sei mesi. Nel Burundi, in Sudan, nel Burkina Faso stanno peggio di noi. In fondo Roma non è messa poi così male per essere la capitale più settentrionale dell’Africa.
Ah, dimenticavo: la povera Virginia Raggi non c’entra nulla in questa simpatica storiella. La responsabilità è tutta dell’Acea, di cui il Comune di Roma è azionista al 51%. Allora no, sono incavolato al 51% anche con la mia sindaca, l’imperturbabile e ineffabile Virginia.