CON I GIOVANI DEL MONDO, NELLE STRADE, NELLE PIAZZE, PER NOSTRA MADRE TERRA

 DI LUCA SOLDI 

 

Ci siamo, ci stiamo avvicinando al giorno in cui centinaia di migliaia di giovani scenderanno nelle strade del mondo, nelle piazze, per un grande sciopero globale per il clima, o meglio per questa povera Terra che si sta incamminando sempre più velocemente verso l’apocalisse.

Ci affidiamo così alla necessità di un cambiamento radicale che partirà da una grande manifestazione globale che vedrà protagonisti quei giovani che in tutto il mondo, seguendo l’esempio di Greta Thunberg, manifesteranno scioperando proprio venerdi 15 marzo 2019.

Grazie a questa ragazzina che appare timida, dimessa, poco più che adolescente, il mondo dei giovani entrerà prepotente a chiedere una sveglia ai padroni dei destini.

Sarà un ultimo appello ad agire prima che sia troppo tardi, a fare un passo indietro mentre siamo sull’orlo di un precipizio che non sappiamo ancora vedere. 

Arriva dunque quel giorno che potrebbe segnare oltre che il momento della protesta delle generazioni nate dopo il 2000, anche la loro presa di responsabilità di fronte a quanto non siamo riusciti a fare, ad arginare.

Sarà un atto di accusa globale contro quelle politiche altalenanti che hanno condotto il Pianeta verso l’auto distruzione del genere umano.

Sarà il giudizio finale ad una classe dirigente che consapevolmente, ancora oggi, per il facile consenso, copre il mondo di cemento, avvelena le acque, avvolge di fumi il creato, per un “piacere” effimero oltretutto riservato ai pochi.

Sarà un estremo avviso affinché, una volta per tutte, le generazioni che li precedono, decidano indirizzare il pianeta verso un cambiamento degli stili di vita, delle culture.

Sarà soprattutto l’invito verso un nuovo modo di pensare, su quello che deve essere il destino del genere umano e su ciò che rimane della natura.

Sarà un grido verso i poteri economici perché una volta per tutte si indirizzi il cammino dai combustibili fossili alle fonti rinnovabili, ad una economia realmente circolare che riesca a trasformare a rigenerare i rifiuti in nuovi prodotti.

Sarà un appello, concreto immediato ad eliminare le plastiche  usa e getta, a limitarsi nello stile di vita, a organizzare una società  meno accaparratrice.

Una vita prossima al significato del messaggio indicato dallo stesso Papa Francesco che nella sua enciclica “Laudato Si” ha segnato un passo miliare nella stessa storia della Chiesa, una vera inversione di marcia ad un credo dove l’uomo veniva considerato il dominatore unico, il supremo consumatore di beni inestinguibili. 

Succede invece, ad esempio che spendiamo più per rinfrescare la casa che non per scaldarla. Nell’atmosfera sono disperse 400 parti per milione di anidride carbonica: negli ultimi 800mila anni il pianeta non aveva mai superato le 300. La primavera 2019 fa intravedere un’altra stagione senz’acqua. «In dodici anni era già successo quattro volte» è preoccupato Carlo Cacciamani, climatologo responsabile del Centro funzionale centrale della Protezione Civile. 

Oggi, dopo agricoltori e scienziati, la consapevolezza è diventata prepotente fra gli studenti che venerdi scenderanno in piazza in mille città del mondo e oltre cento in Italia. E coscienza civile si allarga ancora oltre anche se non può bastare,

Occorre smettere di generare “cose” che non servono.

Che alimentano una sconsiderata ed incontrollata voglia di opulenza: «I mercati non investono in un’impresa che non sia sostenibile. Sanno che prima o poi si andrà a sbattere» spiega Leonardo Becchetti, economista dell’università romana di Tor Vergata. «Un quarto degli oggetti creati dall’uomo sono stati prodotti dopo il 2000. È chiaro che siamo sommersi dai rifiuti».

L’Italia dopo aver inondato di veleni l’aria, la terra ed il suo mare di plastiche, dice di esser consapevole ma proprio in questi tempi offre nuove vittime sacrificali ad una crescita falsa.

Offre nuova terra, nuovi spazi alle grandi ed inutili opere. Invita al consumo sconsiderato dopo che tutti a parole si dicono consapevoli di maggiori attenzioni.

Dopo che tutti affermano di essere per la tutela del territorio.

Dopo che non ci si accorge della miriade di interventi che potrebbero esser davvero motivo di crescita e salvezza.

Anche i nuovi potenti offrono alla comunità delle “cattedrali” che rendono evidente il merito a quanti le hanno volute ma che in realtà sono costosi luoghi fini a se stessi che non accolgono niente e nessuno.

E da una parte però il Paese si fa consapevole:  «Se siamo arrivati a questo punto è anche per la sua latitanza. Per la miopia di chi non capisce che denunciare il cambiamento climatico non vuol dire fare la Cassandra lagnosa, ma offrire l’alternativa di un mondo più giusto e con più posti di lavoro» si accalora Antonello Pasini, che ieri con un gruppo di colleghi scienziati ha varcato la soglia del Palazzo. Il fisico e climatologo del Cnr era il promotore del convegno “Un clima da collaborazione”, ospitato a Montecitorio ma quasi disertato dai deputati, non interessava, mancavano i “riflettori” di una informazione indirizzata a tutt’altro. 

«Qualcuno pensa che l’aumento di uno o due gradi ci faccia sudare un po’, ci costringa a cambiare una camicia in più. Sbagliato. È come se le città europee si spostassero 300 chilometri a sud. Roma la ritroveremmo a Tunisi» spiega Andrea Filpa, urbanista all’università di Roma Tre.

Il clima sovranistico, nazionalistico di questi tempi sembra poi accelerare la distruzione del Pianeta e delle coscienze. 

Le politiche americane hanno fatto da battistrada alle scelte di un mondo che si vorrebbe sempre in espansione ma che in realtà restringe lo spazio di sopravvivenza.

Alla conferenza di Parigi sul clima del 2015 si erano presi impegni importanti. Ma sono misure affidate alla buona coscienza di singoli. «Si otterrà la metà di quanto promesso» stima Pasini. E in assenza di decisioni, si continuerà a bruciare petrolio. «Trump non si rende conto — ragiona il climatologo del Cnr — che sostenendo la lobby degli idrocarburi perde il treno delle energie rinnovabili. Che è il treno del futuro, e a bordo già ospita la Cina».

Intanto i nostri giovani, i nostri ragazzi, sono pronti allo sciopero. Stanchi delle parole dei grandi scenderanno nelle strade, nelle piazze a chiedere conto delle ipocrisie, delle colpe, delle scelte che abbiamo fatto per le loro esistenze.