ELLY SCHLEIN: “CAMBIARE DUBLINO, UNICA ALTERNATIVA ALLA STRAGE”

DI CORRADO GIUSTINIANI


“Sarebbe una vergogna se la riforma, bella e pronta da più di un anno, che libera l’Italia dal giogo di primo Paese d’ingresso, venisse messa in un cassetto”. Parla Elly Schlein, 33 anni, astro nascente della politica italiana, eurodeputata di “Possibile”, inquadrata nel Gruppo Alleanza Progressista dei socialisti e dei democratici. E lei, nonostante tutto, non ha perso la speranza.

Sta parlando della riforma del Regolamento di Dublino?
“Già, di quelle norme assurde e ingiuste che impongono al Paese dove i migranti approdano di farsi carico di tutte le domande di asilo e di protezione internazionale, e che penalizzano il nostro Paese e la Grecia. E’ dal 16 novembre del 2017 che il Parlamento europeo ne ha approvato la riforma, migliorando nettamente il testo ricevuto dalla Commissione europea. E lo ha fatto, per giunta, con una maggioranza dei due terzi: 390 sì, 175 no e 44 astenuti, per l’esattezza. Uno schieramento massiccio, che andava dai socialdemocratici ai verdi, ai popolari, ai liberali. L’esame delle domande, con la riforma, non avverrebbe più nel primo Paese d’ingresso: i richiedenti asilo andrebbero obbligatoriamente distribuiti in tutti i Paesi dell’Unione, proporzionalmente alla popolazione, al Pil, allo sviluppo economico, e facendo pesare anche i “legami significativi”, per esempio familiari, che i richiedenti hanno con uno specifico Paese”.

E perché lei usa il condizionale?
“Perché il procedimento legislativo richiede che la riforma passi poi dal Parlamento al vaglio del Consiglio dell’Unione europea, dove siedono i governi, che nei quattordici mesi dal varo si sono ben guardati dal ratificarla, anzi l’hanno boicottata. Meglio esternalizzare i confini dell’Europa, meglio che la gente muoia in mare o sia ricacciata nei campi di concentramento libici, meglio che le navi dell’Ong non siano più testimoni di questo scempio, che infanga la convenzione di Ginevra del 1951″.

Il contratto di governo giallo verde non prevede proprio la distribuzione obbligatoria dei richiedenti asilo fra tutti i Paesi?
“Già ma Lega e 5Stelle hanno mostrato una grande ipocrisia, non appoggiando il provvedimento del Parlamento dell’Unione. Io ero la relatrice del Gruppo socialdemocratico europeo, nel team negoziale che lavorava su quel testo. Ho scritto 145 emendamenti, ho partecipato a tutte le 22 riunioni di discussione e messa a punto, alle quali non si sono mai visti l’eurodeputato Matteo Salvini o altri della Lega, che pure al Regolamento di Dublino e alla sua radicale revisione sarebbero dovuti essere interessati. La Lega si astenne nel voto finale del Parlamento europeo alla riforma e i 5Stelle, senza che si sia capito bene il perché, si schierarono contro. Oggi la Lega si è unita all’Ungheria di Orban e agli altri di Visegrad, che non vogliono nemmeno un rifugiato”.

Conte protesta con l’Europa perché non si fa carico del problema.
“Ma per risolverlo bisogna unirsi agli altri e cambiare insieme le regole. Invece il nostro governo ha disertato persino, nello scorso dicembre, il meeting Onu di Marrakech, dove si è firmato l’accordo sull’immigrazione a livello globale, che ha fissato principi generali di cooperazione non vincolanti per ciascun Paese. Cosa puoi pretendere, se ti isoli? E sia poi chiaro questo: se Malta si oppone all’arrivo dei barconi, è proprio perché sa che poi, con il vecchio Regolamento di Dublino ancora in atto, dovrà prendersi in carico tutti quei richiedenti asilo”.

L’Europa non sta facendo una bella figura.
“Indecente, nel modo più assoluto. I governi mostrano un arretramento nefasto sui temi dell’asilo politico. E non da oggi. Nel 2015 l’Unione europea aveva stabilito il ricollocamento di 160 mila migranti tra gli stati membri: e il bilancio attuale è di appena 30 mila avvenuti. Poi c’è questa scoraggiante mancanza di volontà politica, nell’approvare la riforma di Dublino”.

E il Pd, come si è mosso?
“Io ne sono ormai uscita da tempo e mi batto contro le politiche inumane di questo governo, ma non dimentico che è quello precedente che ha fatto gli accordi di esternalizzazione con la Libia, con Marco Minniti. Quand’era al governo il PD non ha preso l’iniziativa di cambiare la legge “Bossi Fini”, nonostante una delega dal Parlamento. Non si è impegnato per far approvare un decreto flussi per lavoro dipendente, cosicché è da molti anni che nel nostro Paese non si può entrare legalmente. Ha bloccato la riforma della cittadinanza a favore dei figli degli immigrati, nati in Italia, a condizione che avessero almeno un genitore con permesso di lungo soggiorno, testo che aveva già avuto via libera da un ramo del Parlamento. Una ferita che è ancora aperta”.

Un quadro nero. Come se ne esce?
“Nonostante tutto, spero che i governi approvino la riforma del Regolamento di Dublino che è di un’urgenza assoluta. Il Parlamento sollecita in continuazione il Consiglio europeo a muoversi. Anche Macron è sembrato convinto a fare questo passo, e la scorsa settimana è venuto il premier spagnolo Pedro Sanchez a chiedere che si decida. Non c’è altra soluzione che il ricollocamento obbligatorio, alla strage di esseri umani. Non possiamo sprofondare nella barbarie, negando i diritti che le nostre madri e padri hanno sancito. Deve essere garantito, a chi chiede asilo o comunque protezione internazionale, l’esame della sua domanda”.

Da ultimo: perché, secondo lei, giornali e tv a novembre del 2017 e nei mesi successivi, non hanno parlato dell’avvenuta riforma di Dublino?
“Ah, me lo chiedo anche io, ma forse questa è una risposta che dovete trovare voi, all’interno della vostra categoria. Io considero questo buco inspiegabile, soprattutto perché invece sull’”Europa che non fa niente” di titoli ne leggiamo tanti, ma anche il Parlamento Europeo è Europa e ha dato un segnale chiaro di solidarietà europea. Era una notizia da prima pagina, è stata annegata. Spesso il processo decisionale europeo è trattato con superficialità, e invece i media hanno una responsabilità enorme nel farne capire l’importanza e quanto incida sulla nostra quotidianità”.