EVVIVA I GRECI, FUSARO CHI?

DI CLAUDIA BALDINI

Ho letto che Platone paragonava la vita a un gioco di dadi, in cui la prima cosa da fare è lanciarli bene e la seconda è cercare di fare buon uso del risultato, qualunque esso sia.

Importante è mantenere la calma il piu’ possibile e non arrabbiarsi perchè la rabbia e il vittimismo ci impediscono di mettere in atto ciò che è più utile: la riflessione.

La calma e la riflessione ci permettono di non sprecare energie e riuscire a vedere, anche nella peggiore delle sventure, qualcosa di positivo. L’atteggiamento di autocontrollo ci permetterà di ridimensionare l’accaduto e quindi di limitare i danni aggiuntivi della depressione e della disperazione.
Eehh…

Sono più dell’idea di Plutarco
Plutarco commentando la frase iniziale di Platone dice ” Di queste due azioni, il gettare i dadi non è in nostro potere, ma l’accogliere ciò che la sorte ci assegna e dare a ogni evento un posto in cui ciò che è propizio possa giovarci di più, e ciò che è contrario alle nostre aspettatttive,se capita, danneggiarci di meno, questo si è affar nostro, se siamo assennati”

La filosofia fin dall’ inizio ha sempre cercato di spiegare e aiutare la vita dell ‘uomo e soprattutto in questi frangenti è più che necessario riprendere spunti di riflessione interiore per cercare di placare la disperazione dell’animo umano davanti allo scempio dei valori del vivere e del convivere.

Resta quel problema, terribile. Il lancio dei dadi. Chiarito in seguito bene da Marx e da Gramsci.
Non è divino il lancio dei dadi. È che solo pochi umani possono farlo. Ed è inutile che stiamo in ansia a guardare se vinciamo, la partita è sempre truccata.

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