MATTEO RENZI HA SMESSO DI ESSERE RENZIANO

DI NEDO BRONZI

Quindi è finita Matteo. Quella attesa, un po’ invocata, nuova classe dirigente, decretata da democratiche elezioni interne, si è dissolta. Il vento di novità che improvviso e potente si era alzato, scuotendo dal torpore una sinistra un po’ ammuffita, conservatrice, vagamente consociativa, chiusa spesso in sé stessa, si è spento.

Come le grandi tempeste aveva fatto paura, il panorama presente era stato scompigliato per poi lasciare danni dietro se. Ora tutto torna al suo posto. Quei luoghi ritornano ad essere rassicuranti, stabili, duraturi, soprattutto uguali. 

Molte persone, in preda a quella tempesta di novità avevano creduto a quegli obiettivi da sempre solo annunciati e mai raggiunti. Ideologia che si faceva concretezza, riforme vere.

“Se due persone di sesso uguale coronano il loro amore non è per un provvedimento di D’Alema o Bersani, ma per la determinazione di un boy-scout di Rignano sull’Arno”.

Alla prova di governo poi un’Italia in grande difficoltà, era ripartita, il lavoro si era riaffacciato. 

Si dice che alla gente più debole il tuo messaggio non sia arrivato, che l’articolo 18 abbia pesato, che la scuola ti abbia distrutto. Può darsi, anche se in quest’anno non ho visto questo governo o proteste sindacali atte a ripristinare l’articolo in questione. Neanche la scuola ho visto protestare con la veemenza che era stata posta in essere contro di te, anche se saranno otto i miliardi che gli mancheranno. Quindi il sipario si chiude veramente e tu che fai? Non lotti più come allora. 

“Si chiuda con il passato, si tiri una linea, il male del partito ora è stato sconfitto”,  e tu? Niente, ora tutti uniti e basta.

Scusa Matteo se te lo dico con franchezza ma tu non sei renziano. Oppure mi sbaglio totalmente e questa “fine” in realtà nasconde un inizio. Un Renzi diverso, non centometrista, ma mezzofondista. 

Intanto molti ti cercano, qualche giornalista riscopre le tue competenze. Anche la televisione di oltralpe ti sceglie per i dibattiti. I congressi vanno rispettati, anche se nel PD si risente un po’ quell’odore primordiale di antica muffa. Ma il mondo è già cambiato dai tuoi trentotto anni della prima segreteria e forse il PD da solo non basta più. Forse hai ragione tu, bisogna prendere atto di quel che accade e rispettarlo, ma non è fermandoci all’oggi che si comprende il percorso da fare. 

Bisognerà avere pazienza e il tempo ci farà vedere che si può imboccare “un’altra strada”.