VIA DI BATTISTA-GRILLO, IL MOVIMENTO 5 STELLE VOLTA PAGINA?

DI CHIARA FARIGU

Addà  tornà il Dibba, ribadivano i grillini delusi  che nel pasionario pentastellato riponevano le speranze di un ravvedimento dei vertici del MoVimento dopo le continue virate pro Salvini. Ed è così che è stato salutato il suo ritorno in suolo italico dopo lunghi sette mesi  di assenza: finalmente il guerriero rimetterà le cose a posto.

Troppi i no diventati sì, altri ancora in forse dei quali però pare scontato l’assenso. Alla faccia dell’identità 5Stelle sempre più annacquata, sempre meno riconoscibile. Archiviato il lungo tour in Sudamerica, lancia in resta Ale si è addossato l’onere di riconquistare la fiducia dei disillusi e i consensi nei sondaggi che giorno dopo giorno rosicchiano numeri e percentuali che vanno a rimpinguare quelli della Lega e forse anche del resuscitato PD.

Le elezioni regionali, prima in Abruzzo e poi in Sardegna, erano un’occasione ghiotta per ribadire le differenze con lo ‘scomodo’ alleato.  Sappiamo tutti com’è andata a finire, un flop per i grillini, un successo oltre le aspettative per il centrodestra. Uno smacco per il capo politico del MoVimento, una batosta per il Dibba.  Passare da ‘revolucionario’ a ‘desaparesido’ è stato un tutt’uno. Di Di Battista infatti non si hanno più notizie.  Sembra scomparso nel nulla. Nessuna intervista in tv (l’ultima è del 12 febbraio da Floris su La7), silenzio sui social.  Nessuna apparizione pubblica col suo alter ego col quale ha condiviso tutto, ideali  battaglie e vacanze private.

Cos’è successo? si domandano gli aficionados  del capo carismatico che non si rassegnano a tanto silenzio. Soprattutto ora che c’è tanto da fare anche in vista delle europee. A sentire qualche gola profonda sembrerebbe che le nuove regole fissate da Di Maio e Casaleggio jr siano in netto contrasto con gli ideali duri e puri del Dibba.  A fare la differenza l’alleanza con Salvini. Vissuta da Di Battista con non pochi sconvolgimenti emotivo-viscerali. Un’alleanza che non va messa in discussione, pena la caduta del governo.

E’ ancora in atto la diatriba pro/contro Tav che per la prima volta ha provocato grossi scossoni nell’anomala maggioranza. La crisi, al momento scongiurata, è sempre lì dietro l’angolo. Basta un nonnulla, figuriamoci una campagna elettorale  peste e corna contro il vicepremier del ‘prima gli italiani’ e ancor più della Tav s’ha da fare perché serve all’Italia.  Il danno subito in Abruzzo, più che in Sardegna,  ne è la prova provata.  Molto meglio tenere fuori dalla contesa politica lui, il Dibba.  Che potrebbe fare più danni di quanti ne siano stati già fatti.

Metterlo in naftalina è sembrata la sofferta ma giusta decisione  per contenere ulteriori strappi tra gli attivisti e anche all’interno del MoVimento che mal sopportano le sue incursioni a gamba tesa. Un Dibba ridimensionato, dunque. Come lo stesso Grillo, declassato al ruolo di semplice ‘garante’. Capo indiscusso lui, il vicepremier nonché ministro del Lavoro a dettare la linea su tutto. Compreso l’allontanamento dell’amico fraterno. Per il bene del Movimento, s’intende e per la stabilità del governo