“A VIA DELLA MERCEDE C’ERA UN RAZZISTA” DI GIAMPIERO MUGHINI

DI CARLA VISTARINI

“… via delle Mercede era stata, a Roma, il baricentro del mondo intellettuale negli anni tra le due guerre…” .
Un libro straordinario quello che ho appena finito di leggere. Un libro che prende al cuore della memoria, che scuote l’albero dei ricordi, anche quelli che non sapevamo di avere, dalle radici fino alle gemme primaverili di questi nostri anni immemori e confusi. Anni che sembrano avere solo due dimensioni, quella piatta di cui si calpesta la grigia superfice dell’indifferenza a tutto e a tutti, e quella dei fuggevoli bagliori al neon di meteore, volti, informazioni, astratti dardi dell’apparenza. “A via delle Mercede c’era un razzista”, scritto con epica grazia e assetato interesse da Giampiero Mughini è un tuffo nelle nostre coscienze, una discesa agli inferi della consapevolezza, l’atto di coraggio che l’anima richiede per dare al tempo e alle cose, alla Storia e soprattutto agli uomini, un barlume di equilibrio, se non addirittura di Verità. Anche se la verità ha mille facce e gli occhi di chi guarda. Un libro che racconta con limpida obiettività fatti tragici e complessi, destini incrociati e ritorni continui, perché la vita torna e ritorna, un Girotondo inarrestabile, che Schnitzler ha solo fermato sulla pagina, ma che gira in eterno. Quegli anni tra le due guerre, quel magma politico e intellettuale, spesso liquidato con generici marchi d’infamia, come spesso avviene per dimenticare, per non sforzarsi di capire, per assolversi, per riabilitarsi, era animato da personaggi illustri, della cultura, dell’arte, del pensiero. Questo libro è come una porta aperta sul corridoio del tempo. In pochi paragrafi si è là, a via della Mercede e dintorni, negli anni ’30, al Caffè Aragno, alla redazione del “Tevere”, a guardare personaggi come Guttuso, Trombadori, Brancati, Piovene, Vittorini e tanti altri, e naturalmente il protagonista, Telesio Interlandi, di cui personalmente non sapevo nulla, prima. Interlandi, il “razzista” del titolo, è un personaggio misterioso e straordinario, un siciliano trapiantato a Roma in cerca di fortuna, come tanti a quel tempo. Un uomo di talento, un intellettuale finissimo, travolto dagli eventi di cui non comprese, come molti, il peso e la violenza, forse tradito da se stesso, dalle proprie convinzioni, come molti. Uno dei pochi che pagò, mentre altri si riabilitarono. Questo è un libro che va letto per tanti motivi. Ne cito due soli che valgono molto, credo. Uno: perché è un bellissimo libro, scritto benissimo da una penna felice; due: perché conoscere i fatti, approfondirli il più possibile, sapere, insomma, ci rende liberi, se non in assoluto, almeno di farci le nostre idee di prima mano.
“A via della Mercede c’era un razzista” di Giampiero Mughini, è edito da Marsilio. Da leggere.
(Giampiero è mio amico da tempo immemorabile, è una delle persone più sincere, limpide e di quella malcelata tenerezza delle persone buone, che io abbia mai conosciuto. Un uomo colto, curioso, dalle mille passioni, esteta, controcorrente all’occorrenza, gattopardiano sublime)

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