DE GREGORI, MIA MARTINI E IL RICORDO STRAZIANTE

DI CINZIA MARONGIU

“Sarà che tutta la vita è una strada con molti tornanti, / E che i cani ci girano intorno con le bocche fumanti / Che se provano noia o tristezza o dolore o amore non so / Sarà che un giorno si presenta l’inverno e ti piega i ginocchi / E tu ti affacci da dietro quei vetri che sono i tuoi occhi / E non vedi più niente, e più niente ti vede e più niente ti tocca”. Parole struggenti, affilate come coltelli nel descrivere le “bocche fumanti” dell’infamia vigliacca e della calunnia capaci di uccidere giorno dopo giorno l’anima e poi il corpo di Mia Martini. Parole scritte per lei da Francesco De Gregori in una delle sue più belle canzoni (e la scelta, va detto, è piuttosto vasta) inserita nell’album “Terra di nessuno” del 1987.

Il titolo è “Mimì sarà” e a cantarla fu anche la stessa Mia Martini in quello che rimase il suo ultimo album, “La musica che mi gira intorno”. Da allora Francesco De Gregori, molto discreto come sempre, non ha più parlato di Mimì, lasciando anche che alcune leggende metropolitane attecchissero, senza curarsi di precisarle. Ora però forse perché l’onda emotiva azionata dal film “Io sono Mia” è stata davvero grande e sorprendente o forse perché il cantautore romano con il passare degli anni ha imparato a far pace con il suo monumento spigoloso e a regalarsi una leggerezza nuova anche nel concedersi, De Gregori ha accettato di condividere un ricordo personale della grande Mimì.

È successo alla fine di uno dei concerti che sta tenendo nel piccolo teatro de “La Garbatella” (qui potete leggere la recensione e l’intervista ), 230 posti per 20 serate rigorosamente sold out. Niente cappello né occhiali scuri a schermare lo sguardo che d’improvviso si fa assorto, lontano e triste. Il ricordo inizia con una smentita e cioè che “La donna cannone” sia dedicata a Mia Martini: “No, non è vero. Per lei ho scritto “Mimì sarà”. E poi, sai, non è che la conoscessi così bene. Mimì conduceva una vita molto ritirata, stava molto per i fatti suoi”.

Poi però accetta di raccontare qualcosa di più personale, un episodio che evidentemente fa ancora male: “Ricordo di una cena alla Rca di allora. Una di quelle cene aziendali che si fanno per Natale, cose così. Ricordo che entrai nella stanza, dove c’era un grande tavolo e la vidi. C’era lei seduta e da una parte e dall’altra solo sedie vuote. Almeno quattro a sinistra e quattro a destra. Io allora decisi di sedermi accanto a lei”. Ed è qui che il ricordo diventa più straziante. Alla domanda se Mia Martini avesse apprezzato questo suo gesto e gliene fosse stata in qualche modo riconoscente, gli occhi di De Gregori si gettano dentro quei vetri affacciati sull’oscurità che descrive in “Mimì sarà” e dice: “Lei non credo nemmeno se ne sia mai accorta. La sua sofferenza era così grande, il dolore che la attraversava era così immenso, che i suoi occhi non vedevano nulla”.

Si preannunciava come uno dei momenti più intensi del festival è lo è stato: Almeno tu nell’universo, trent’anni dopo di nuovo sul palco dell’Ariston, nel commovente omaggio che Serena Rossi ha reso a Mia Martini. “Se pensavo a lei prima di conoscerla. Pensavo a un’ingiustizia, a una violenza, a una discriminazione. E invece era una grandissima artista, una grande donna. Stasera vorrei chiederle veramente scusa per tutto quello che le hanno fatto. Questo film è un atto d’amore per lei, per te Mimì!”.

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