DUE SENTENZE VERSO LA BARBARIE

DI MARIO PIAZZA

A pochi giorni di distanza dalla mite sentenza della corte d’appello di Bologna che ha considerato tra le attenuanti di un atroce femminicidio la “tempesta emotiva” che aveva colpito l’assassino, il tribunale di Genova concede il bis comminando soltanto 16 anni di carcere ad un uxoricida poichè l’uomo aveva agito “come reazione al comportamento della donna, del tutto contraddittorio che lo ha illuso e disilluso allo stesso tempo”.

Se è vero come è vero che in entrambi i casi lo stato psicologico degli assassini, a dispetto delle schematizzazioni grossolane dei media, è soltanto uno degli elementi che hanno portato a condanne esigue se commisurate alla gravità e all’efferatezza dei reati, è anche vero che leggere le espressioni citate nel virgolettato in una sentenza getta un’ombra sinistra su ciò che la società italiana sta rapidamente diventando, o meglio tornando ad essere.

C’è un filo rosso che unisce leggi degenerative come quella sui soccorsi in mare, sulla legittima difesa, sugli sgomberi selvaggi e queste sentenze:
Nel mondo solo apparentemente postideologico in cui stiamo vivendo la vita umana non è più sacra e che si tratti di un migrante, di un ladruncolo, di un senzatetto o di una donna non fa alcuna differenza.
La violenza in nome del possesso è la nuova ideologia. Possesso di confini, di beni materiali, di suolo pubblico e del corpo di una donna ritornata ad essere oggetto di proprietà.

Entro un decennio o due tutto ciò diventerà normale, perchè il mondo apparterrà ai bambini di oggi che non avranno conosciuto altro mondo che questo.

Fermiamoli finchè siamo in tempo, se si può con le buone.