I “DOVESONENTI” DI FACEBOOK

DI LOREDANA LIPPERINI


Tra le cose più detestabili dei social c’è il “dove sono?”. Il “dove sono?” è generalmente riferito alle femministe, perché evidentemente la parola stessa si conficca nel gozzo di parecchi e parecchie. Ogni volta che avviene qualcosa di cui il dovesonente non ha completa cognizione, perché il solito algoritmo di Facebook non gli fa vedere che le bacheche che frequenta di più, parte il “dove sono?”. Il “dove sono?”, ultimamente ripreso anche da un certo ministro, riguarda nel caso Nasrin Sotoudeh, l’avvocata iraniana per i diritti umani condannata a 33 anni di carcere e a 148 frustate, dopo due processi gravemente iniqui, come denuncia Amnesty International. Ma non è la prima volta: se il dovesonente non legge immediatamente, un secondo dopo la diffusione della notizia, indignazione e protesta, si frega le mani tutto felice e strilla: dove stanno le femministe? E, soprattutto, dov’è la Boldrini (c’è qualcosa di incredibilmente patologico nell’astio generale nei confronti di questa donna, una violenza repressa, un turbamento che andrebbe studiato dagli psicologi delle masse, e anche da terapeuti privati, in molti casi)?
Il problema è che al nostro, o alla nostra, non importa nulla di Nasrin Sotoudeh, come non importava nulla dei famigerati fatti di Colonia, né di ogni altra vicenda passata e futura. Così come non importa nulla, ai nostri e alle nostre, della sfilata degli orrori che si terrà al cosiddetto Congresso delle famiglie a Verona, su cui pure si sono scatenati (dove sono? dove sono?): pensate che su un gruppo Facebook ho letto di un tizio che ululava “dove sono le femministe?” venerdì scorso, nel giorno delle piazze di Non Una di Meno. Giuro. Ma delle femministe se ne infischiano: quel che la loro presunta vigilanza sul grande fiume dei social vuole individuare è l’assenza del post sapido, del punto esclamativo, della dichiarazione subitanea, del grido che, se presente, non ascolterebbero. Fa tenerezza, e fa rabbia. Perché le femministe, e dovrebbero ben saperlo non certi ministri, che non contano in questo caso, ma i presunti libertari, sono sempre qui, sono sempre state qui, si battono sempre per le stesse cose (libertà, diritti, parità), e non sono generatori automatici di dichiarazioni. Anche perché quelle dichiarazioni, quando non sono utili ai dovesonenti per tirar fuori antichi rospi, vengono eventualmente ignorate, appunto. Quindi, davvero, evitate queste pessime figure: e se avete un problema con i femminismi, fatevi pure un paio di domande sulle vostre vite, grazie.

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