IL CASO GEORGE PELL. 6 ANNI AL CARDINALE MA LUI RICORRE IN APPELLO

DI RENATA BUONAIUTO

Ha commesso crimini efferati con sconcertante arroganza. Considero la colpevolezza morale in entrambi i casi molto alta. Gli atti erano sessualmente evidenti, entrambe le vittime erano visibilmente e udibilmente angosciate durate le molestie. Vi è stato un ulteriore livello di umiliazione che ciascuna delle due vittime deve aver provato nel sapere che l’abuso avveniva in presenza altrui”.
Un piccolo stralcio poche parole, forse le più forti, quelle estrapolate dalla sentenza pronunciata dal giudice della contea di Victoria, Peter Kidd ed oggi su tutti i giornali. Il processo al cardinale George Pell, trasmesso in diretta televisiva, in nome di una “trasparenza”, che a tratti appare ridicola, sentenzia che l’uomo dovrà rimanere in carcere tre anni ed otto mesi prima di poter chiedere la libertà condizionale, mentre la condanna per i crimini commessi è stata stabilita in sei anni. Uno sconto imbarazzante, rispetto alle richieste del pm, ma giustificata dall’età di George Pell, 77 anni. In poche parole l’ottantenne potrebbe ottenere la libertà, forse perché considerato troppo vecchio per reiterare i suoi abusi, forse perché l’età raggiunta sarebbe considerata incompatibile con il regime carcerario. L’uomo in giacca grigia e maglietta nera, senza collarino ecclesiastico, in pugno il suo bastone, ha ascoltato impassibile tutta la lettura della sentenza, poi è stato accompagnato verso il molo per rientrare nel carcere di massima sicurezza di Melbourne, attraverso un’uscita posteriore del Tribunale. Fuori una folla di manifestanti molti i cartelli con la scritta “Prisoner 666”, ma anche tanti gli estimatori, che non hanno negato il sostegno all’uomo, definendo la sentenza assolutamente ingiusta. Il Vaticano non ha commentato, ma rimane confermato l’avvio di un’indagine canonica alla luce dell’apertura del processo alla Congregazione per la Dottrina della Fede.
Una domanda nasce però spontanea, possono tre/sei anni essere un tempo adeguato per punire un cardinale che ha devastato la vita di due ragazzini, può quel tempo essere sufficiente per permettergli di comprendere che mentre elevava al cielo il Corpo di Cristo, le sue mani erano sporche di un crimine per il quale non esiste pena, se non la dannazione eterna. Non gli basterebbero gli ultimi anni della sua vita per chiedere perdono, ma il problema non sussiste perché Pell si difende e continua a proclamarsi innocente, in queste ore ha anche attivato i suoi avvocati per ricorrere in appello. Vuole smacchiare quell’abito portato con arroganza e presunzione ed infangato dal suo stesso agire. Il suo atteggiamento freddo e distante dimostra una totale assenza di coscienza, una totale immoralità.
Forse il giudice ha fatto bene a ridurre la pena, consapevole che nessuna prigione, nessuna sentenza avrebbe mai aperto uno squarcio in quell’animo malato.