SAPESSI COM’E’ STRANO DUPLICARE DELLE CHIAVI A MILANO

DI FRANCESCO LANZA

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Stamattina mi è tornato in mente di quella volta che persi tutte le mie chiavi e scrissi questo ragionamento.

Titolo: Sapessi com’è strano duplicare delle chiavi a Milano
(sottotitolo: anche i duplicatori di chiavi a milano sono fighetti)

Tra le chiavi perse c’è quella dell’ufficio, che è una chiave di quelle ciccionissime e strane che aprono serrature di ultrasicurezza e difficilissime da duplicare con metodi tipo 007 che fa il calco della chiave con la saponetta.
Peccato che intorno alla serratura ci sia una porta del 1200 che si apre con una alitata post-kebab completocipolapicante.
Parto dall’ufficio alle 14 e incontro solo ferramenta che appena vedono la chiave cicciotta mi dicono:
– Questa non ho la macchina per duplicarla.
Io: – Sa dove possono farla?
– Mah.
Dopo lunghe peregrinazioni arrivo in un negozio la cui insegna è una enorme chiave. Niente scritte, solo una chiave gigante.
Apre alle 15.
Aspetto bevendo un caffè in un bar vicino.
Alle 15 e 5 mi muovo.
Entro e c’è un tizio che ha l’aria di un intenditore, dietro il bancone.
Davanti a me un vecchietto che aveva appena portato circa 400 chiavi da duplicare.
Aspetto.
Il duplicatore di chiavi su ogni chiave ci mette l’impegno, la precisione e la passione che ci metterebbe il Pinturicchio a farsi una pippa.
Ogni chiave la guarda in controluce.
La annusa.
La soppesa.
La lima.
La ama.
Quando arriva il mio turno, guarda la chiave cicciotta e con un sorriso di sufficienza, come se stessi dando una sottrazione da risolvere a Rita Levi Montalcini, mi dice:
– Sì, ci vorranno 10 minuti. Aspetti o ti faccio chiamare?
Penso: “Elamadonna”.
Dico: – No aspetto.
E mi servono anche due copie di tutte queste.
Prende tutte le chiavi con un sospiro come se pensasse “un grande artista come me per delle così misere chiavi”.
Io taccio perché mi sento anche un po’ in colpa. Lui mette le chiavi normali in una macchinetta che le fa automaticamente e si mette comunque a soppesare con professionalità quella cicciopasticcia.
Entra una ragazza con una chiave stranissima.
L’artista la guarda, non la ragazza, ma la chiave e dice:
– Hum. E’ la chiave di una cassaforte?
– Sì.
– Ma funziona?
– Sì.
– Sicura? A me pare smussata.
– No, non funziona.
– Dicevo io. Devi portarla lunedì, lasciarmela la mattina e puoi venire a prenderla la sera.
– Quanto costerà?
– 25 euro.
Io penso: “Minchia.”
Dico: – Che chiave impegnativa! Eh eh. Eh… eh.
Taccio.
Si rimette al lavoro sulla chiave ciccia.
Entra un vecchietto con una chiave che sembra un incrocio tra un incidente automobilistico e le chiavi della città di San Francisco.
L’artista la prende, la soppesa, la assaggia con la punta della lingua.
Dice: – Incredibile, una Haromichael-Lindergraften-Zuri-Poppenberger del 1927! Erano anni che non ne vedevo una!
Il vecchio dice: – Mi servirebbe una copa.
– Costerà sui 70 euro.
Penso: “Taccio”.
Dico: – Taccio.
– Però me la deve lasciare due giorni.
Mi scappa: – Elamadona!
L’artista mi fulmina, mi rende le mie chiavi dopo averle lucidate, fresate, accarezzate e pure dopo aver loro sussurrato qualcosa nelle orecchie. (non sapevo che le chiavi avessero le orecchie!)
Chiedo: – Posso prendere anche un anellino e un moschettone?
Risponde: – Fai pure.
– Quant’è?
Dice: – Le chiavi e il moschettone 28 euro. L’anellino te lo regalo.
Guardo il prezzo degli anellini: 40 centesimi.
Taccio.
Esco con le mie chiavi scintillanti nel sole.
Che artista!

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