UNA PICCOLA STORIA CHE DÀ ENERGIA E SPERANZA

DI SALVATORE PRINZI

 

Louise è la donna nella foto. Vive in uno dei quartieri popolari del centro di Napoli, si ammazza di lavoro durante il giorno, rincasa a tarda sera, provvede come può al sostentamento dei suoi figli…

Per far quadrare i conti è stata costretta a trascurare la sua salute convivendo per tantissimo, troppo tempo, con una miopia che peggiorava di giorno in giorno, col mal di testa ostinato, con una serie di altre sofferenze, che sarebbero state evitabili con poco.

Viene a sapere del nostro ambulatorio popolare, e così le vite di Louise e Marco si incontrano. Marco è un volontario, uno studente di medicina consapevole che il mestiere non si impara solo sui libri, che prendersi cura di un essere umano non significa soltanto fare una diagnosi e prescrivere una terapia, che essere medico significa vivere con lo sguardo attento sul sociale, ai contesti di provenienza di ciascuna delle vite che si incrociano, provando a incidere su tutte le cause di sofferenza.

Marco ascolta Louise, le dà una mano chiedendo a sua volta una mano, costruendo una catena di solidarietà. Da qui l’inquadramento generale, una visita neurologica e le cure per la sua emicrania, diversi controlli oculistici per la sua miopia ormai complicata, e poi la ricerca di una montatura adatta fra quelle regalateci alcuni mesi fa da un ottico solidale, il contatto con un optometrista che potesse dedicare il suo tempo ed il suo lavoro a questa causa, la ricerca di una mediazione linguistica che rendesse Louise protagonista di ogni passaggio fatto insieme.

È la mattina dell’otto marzo quando Louise stringe finalmente i suoi occhiali fra le mani, mentre Marco, alla sua sinistra, e l’ottico Gianmaria Marotta e il compagno Olivier, alla sua destra, stringono lei.

Louise sta meglio ora. Ma quante altre Louise esistono? Quante persone non possono più permettersi di pagare costose visite mediche, figuriamoci le ancor più costose cure? Tante e sempre di più.

Ma se ci mettiamo insieme, se formiamo catene di solidarietà, se trasformiamo queste catene in lotta, saranno di meno.

Salvini ha successo perché offre protezione e riconoscimento a chi è distrutto dalla crisi. A suo modo, dà un orizzonte e persino un elemento positivo. O siamo in grado di giocare su questo piano – e il mutualismo lo fa, perché crea comunità, trasforma la vulnerabilità in forza, ci radica nel soggetto e ci fa percepire come utili, come in grado di proteggere e riconoscere – o abbiamo già perso.