ATTENTATO TERRORISTICO IN NUOVA ZELANDA. UN MANIFESTO XENOFOBO E SUPREMATISTA

DI GUIDO OLIMPIO

 

Le indagini sono in corso, le notizie possono essere poco precise, c’è la tragica certezza delle conseguenze provocate dall’attentato terroristico a Christchurch, in Nuova Zelanda. Proviamo a mettere insieme quello che abbiamo (qui la cronaca aggiornata in tempo reale).

La spiegazione
L’autore (o gli autori) si è preoccupato di spiegare il suo gesto con un lungo «manifesto» xenofobo e ispirato dall’ideologia di estrema destra, ma anche con apprezzamenti per la Cina. I killer – motivati dalla politica o da ragioni personali – tendono sempre di più a «giustificare» i gesti che compiono, scaricano la responsabilità sugli altri, non vogliono passare solo per assassini. Lo fece Andres Breivik, il responsabile del massacro in Norvegia, ma lo fanno anche gli stragisti visti spesso negli Usa.
I simboli
Sui caricatori c’erano i nomi di personaggi o battaglie dove il nemico erano i musulmani/ottomani. Citato anche lo sparatore di Macerata, Luca Traini. I terroristi hanno bisogno di punti di riferimento, li usano come modelli, sfruttano la Storia per dimostrare di seguire un sentiero che inizia lontano. Impastano valori ed eroi per dare luce alla propria figura.
La preparazione
Armi, ordigni rudimentali, molte munizioni. Un testimone ha raccontato come lo sparatore abbia colpito all’interno della moschea e sia uscito per recuperare altri proiettili in un veicolo d’appoggio. È evidente la volontà di fare un alto numero di vittime. Il ricorso ad una telecamera Go-pro per filmare ogni fase dell’eccidio rilanciandolo in rete non è una novità: serve per documentare l’incursione, diventa un modo per spingere ad emulare l’azione. C’è la volontà dei criminali di dare un carattere «militare» all’assalto, ossia di somigliare a guerriglieri che «annientano» la postazione dell’avversario, anche se questa è una chiesa o un tempio musulmano.
La propaganda
In questi ultimi anni la propaganda razzista è cresciuta, così come sono proliferati i gruppi di estrema destra. Ci sono stati episodi gravi, dove sono state emulate le tattiche dello Stato Islamico. Sono state usate pistole e veicoli-ariete, colpite più volte le moschee e sinagoghe (Canada, Gran Bretagna, Usa) . I terroristi «bianchi» prendono di mira islamici, ebrei, afro-americani con un doppio intento: colpire il nemico, lacerare la società. Esattamente come i seguaci del Califfato. Una minaccia che forse non è stata sempre valutata con la stessa attenzione riservata ai jihadisti.
Lupo solitario.
Non sappiano ancora se Brenton Tarrant abbia agito da solo, tre persone sono sotto interrogatorio. Non sarebbe, però, una sorpresa: molti dei massacri compiuti da xenofobi rientravano in questa “categoria”. E’ stata proprio l’estrema destra americana a suggerire la tattica di “cellule senza capi”, dunque un nucleo ristretto, collegato solo ideologicamente ad una ipotetica rete. Un modus operandi poi copiato dal qaedismo e da Isis che lo hanno adattato alle loro esigenze enfatizzando l’iniziativa personale dell’individuo.