NON ESISTE NESSUN LEGAME TRA COSE BUONE FATTE E REGIME FASCISTA

DI EMILIO MOLA

Certo che Mussolini ha fatto cose buone. Scuole, strade, case popolari, acquedotti, linee elettriche, ferroviarie, ospedali, bonifiche. Li ha fatti? Sì, punto. Sono cose buone? Sì, punto.

Solo che scuole, strade, case popolari, acquedotti, linee elettriche, ferroviarie, ospedali, bonifiche e altre “cose buone” – ma guarda un po’? – si sono fatte in quegli stessi anni anche in Francia, in Inghilterra, negli Usa e in tanti altri paesi democratici. E in Italia si sono fatte tranquillamente anche prima di Mussolini e anche dopo Mussolini.

Con la sola, piccola, trascurabile differenza che prima e dopo Mussolini strade, case e ospedali si facevano senza dover mandare la gente al confino, senza doverla uccidere, senza dover chiudere i giornali, i sindacati, le associazioni libere, le bocche; senza dover dichiarare fuori legge gli altri partiti; senza dover togliere il pane ai non allineati, senza doversi isolare dal resto del mondo, senza dover imprigionare e ammazzare gli oppositori. Senza dover sopprimere la libertà.

Quindi no: non esiste nessun legame tra cose buone fatte e Regime Fascista.

E no, il criterio delle “cose buone fatte” non può essere un criterio valido per giudicare la storia. Perché tutti i regimi, democratici o dittatoriali, prima o poi, anche per errore, fanno “delle cose buone”. E anche un orologio rotto, in una giornata, segna per due volte l’ora esatta.

I criteri per giudicare la storia e i suoi protagonisti sono altri.

Mussolini non è stato uno “che ha anche fatto cose buone fino a che non è scivolato sulla guerra e le leggi razziali”.

Mussolini è stato un dittatore che per 20 anni ha preso un Paese che faceva cose buone, che avrebbe continuato a fare strade, scuole e ospedali, anche dal 1923 al 1943; ma a cui lui ha tolto la libertà, lo ha trascinato in guerra, lo ha portato alla fame e alla morte e lo ha per sempre macchiato con i più infami crimini che la storia italiana abbia mai conosciuto.

Le “cose buone fatte” in quei 20 anni sono i “buongiorno signora” che il serial killer rivolge educatamente alla vicina. Ma nessuno si sognerebbe di dire che sì, è un serial killer, però saluta anche.