OGGI SCIOPERO MONDIALE DELLA SCUOLA. MILIONI DI GRETA CHIEDONO DI INVERTIRE ROTTA SUL CLIMA

DI EMILIO MOLA

Sia chiaro: alla Terra (intesa proprio come pianeta roccioso del sistema solare) del cambiamento climatico in corso, importa poco quanto nulla.

La Terra è sopravvissuta a tempeste di meteoriti, a cataclismi planetari, a eruzioni vulcaniche su scala globale. E’ stata una palla di fuoco e una palla di ghiaccio.

Ha visto per 5 volte il 75-99% di ogni forma di vita su di essa estinguersi e poi rinascere altrettanto rigogliosa e varia. I poli si sono sciolti e riformati, i mari scomparsi e ricomparsi, le foreste anche, i deserti pure.

La Terra ha 4,5 miliardi di anni. Non migliaia o milioni. Miliardi. E il cambiamento climatico di qualche grado che noi stiamo provocando in questi decenni è per lei l’equivalente di uno starnuto nell’intera vita di un uomo.

Quindi no, la Terra non ha bisogno di essere salvata. La Terra se la caverà benissimo senza il nostro aiuto. E fa ridere pensare il contrario.

Chi invece non se la caverà saremo noi esseri umani. Per noi sì che il cambiamento climatico è una tragedia epocale per cui le giovani generazioni e i loro figli pagheranno e piangeranno lacrime amare.

No, non perché farà più caldo. Non c’è aria condizionata o ventiolatore che non possa mitigare i gradi di troppo. Ma perché pochi gradi bastano a desertificare intere aree del pianeta, a lasciare quindi milioni di esseri umani senza acqua e cibo, a costringerli a emigrare, ad amplificare la povertà e la disperazione.

E allora scoppiano le guerre. Le tensioni. Altre migrazioni di massa a catena verso i paesi ricchi. E nuove tensioni. Nuovi attriti. E più caldo significa più energia in atmosfera, e quell’energia si trasferisce sulle alluvioni che diventano più abbondanti e improvvise, gli uragani più violenti e diffusi, le devastazioni più frequenti e più ampie.

E migliaia di miliardi prodotti con il lavoro dagli esseri umani, dalle nuove generazioni e dai loro figli, saranno bruciati, buttati, tolti alla sanità, alle scuole, alle infrastrutture, allo sviluppo, per porre ogni anno rimedio a tutti questi eventi a catena.

E la Terra, che noi dicevamo di voler salvare, ci guarderà ridendo pensando alla nostra arroganza e stupidità.

Quindi, se davvero vogliamo sperare di invertire la rotta, iniziamo dalle parole. Smettiamola con gli slogan sul “Salvare la Terra”. Qui gli unici in pericolo siamo noi esseri umani. Non la Terra. Siamo noi che dobbiamo salvarci da noi stessi.

E gli unici che potranno farlo saranno gli abitanti della Terra di domani. Che sono nati poco fa. Che oggi vanno a scuola. Ma che domani, venerdì 15 marzo, a scuola non dovrebbero andarci. Non devono. E i loro genitori, i loro insegnanti, dovrebbero essere al loro fianco. Per farsi ascoltare, per essere milioni di Greta e pretendere dai “grandi” di invertire la rotta. E stavolta sul serio.

#Fridaysforfutur