SALARIO MINIMO PER LEGGE

DI PIERLUIGI PENNATI

Prendo spunto dall’incontro che si è tenuto il 13 marzo 2019 tra il governo ed i sindacati CGIL, CISL, UIL e USB nel quale tutti i sindacati erano favorevoli all’introduzione del salario minimo per contrastare la “povertà lavorativa”, con la sola distinzione di USB che nel farlo ha detto che questo non dovrebbe avvenire attraverso il riconoscimento erga omnes dei contratti firmati solo dai soggetti sindacali.

Per quanto mi riguarda il salario minimo dovrebbe essere fissato per legge e non per contratto, secondo l’ISTAT nel 2105 la soglia assoluta di povertà in Italia variava da 552,39 a 819,13 euro al mese a seconda della regione di residenza per i singoli e di 1050,95 euro al mese per una famiglia di due persone.

Nel 2017 l’istituto indicava la povertà relativa dei singoli in una media non inferiore a 640 euro al mese, per una famiglia di due soggetti si saliva a 1.100 euro e con un figlio a carico a 1400 euro.

Questo fa circa 8,75 euro netti per ora lavorata da un lavoratore stabile.

Sempre nel 2017 l’ISTAT affermava che gli italiani che vivevano in povertà assoluta erano circa 5 milioni, 9.3 milioni in povertà relativa e 18 milioni a probabile rischio.

Se consideriamo che sono sempre di più le aziende che offrono salari da 3,50 euro l’ora, pari a circa 600 euro al mese, e spesso non valutano gli straordinari nel salario, significa che l’offerta di lavoro è sotto la soglia di povertà e quindi che si fanno lavorare schiavi ed è proprio questo che dovrebbe essere vietato dalla legge.

La prossima volta che tirate sul prezzo pensateci, non fare un affare, starete affamando una famiglia…