TRA LE COSE BUONE DI MUSSOLINI C’È FANFANI

DI MATTEO MARCHETTI

Su Tajani e il sempiterno “Mussolini ha fatto anche cose buone”, attacco un pippone fotonico ma vi anticipo la sintesi: chiunque ha fatto cose buone, tanto più in oltre vent’anni, ma non è che l’abbia fatto con soldi propri. Più quella cosuccia delle centinaia di migliaia di morti, via. Comunque, sulle “cose buone” (se arrivate alla fine c’è pure Fanfani):

1) una guerra mondiale aggressiva (che seguiva una guerra coloniale aggressiva e inutile) mi sembra di per sé un motivo sufficiente per giudicare come negativo un governo, visto che al giorno d’oggi consideriamo Renzi come Satana per aver fatto il Jobs Act. Ecco, ne consegue che il Jobs Act – per i fasci – è peggio di una guerra mondiale;

2) se non bastasse la guerra – che non è stata un “incidente di percorso”, ma la naturale evoluzione della politica fascista – ci sarebbe tutta quella robetta (OVRA, confino, arresti, pestaggi, omicidi mirati, delitto Matteotti, stampa sotto controllo eccetera) giustamente ricordata dal poro Mattarella che tra un po’ fossi in lui caccerei il napalm;

3) quanto a ponti, strade e palazzi, ci mancherebbe pure che uno in vent’anni e passa di governo non costruisse nulla. Ma se valesse il principio dell’eredità edilizia, Stalin sarebbe tipo il più grande governante della storia (sì ok, le purghe e tutti quei contadini morti, ma se non eri oppositore, riformista, tedesco o ucraino oh, bomba. E la guerra l’ha pure vinta);

4) sempre su ponti, strade e palazzi (spesso considerati “fascisti” anche quando non lo sono; se facessimo un sondaggio, molta roba Primo Novecento verrebbe comunque accollata al regime), ci sarebbe pure da dire che non è che Mussolini li abbia costruiti con risorse proprie: sono state costruzioni finanziate dallo Stato (anzi, discutiamo piuttosto la scelta di utilizzarli come veicoli di propaganda), in un periodo in cui nell’Europa intera si è costruito tantissimo per via della crisi; lo stile è originale (con grosse differenze, perché l’Eur sarà pure bellissimo ma piazza Augusto Imperatore, sempre a Roma, è un vero disastro), ma non tanto come piace raccontare sul Tempo;

5) la “potenza mondiale italiana” (oltre a essere un concetto esagerato, ma transeat) era un’eredità della vituperata “Italietta” liberale; Mussolini riesce anzi a dilapidare tutto, trasformando l’Italia in un paria tra le nazioni, senza nemmeno un esercito decente; e su questo il velleitarismo e l’incoscienza dei fascisti va denunciata in modo particolare, perché hanno schierato un esercito (e una marina e soprattutto un’aviazione) assolutamente impreparati in una guerra di aggressione, non perché colti di sorpresa; senza i tedeschi, oggi in Albania parlerebbero greco. E forse pure in Puglia;

6) non dimenticate mai che quando vedete qualcosa di “fascista” oggi state guardando della propaganda: i filmati che mostrano le città linde, i contadini felici, i bimbi pasciuti, sono il risultato di una censura di regime; perfino i “treni in orario” sono una balla di propaganda, al pari anche dei fascisti di moralità specchiata: ci sono decine di documenti che testimoniano tangenti e ruberie assortite di gerarchi, quadri e dello stesso Mussolini, ma diciamo che quel tipo di notizie – senza opposizioni, senza stampa e con una magistratura dipendente dall’esecutivo – fa una certa fatica a emergere; qualsiasi indicatore sui consumi alimentari o materiali (reddito, consumo di calorie, consumo di carne…) durante il regime peggiora – e se aveste indossato il Lanital o foste stati costretti a bere cicoria e karkadè per colazione lo sapreste pure voi;

7) quegli stessi palazzi (ancora) che tanto vi piacciono – siano stazioni, il Foro Italico o il palazzo di Donna Olimpia – sono in realtà elementi di propaganda. Oggi vediamo solo quelli e pensiamo che all’epoca si “costruisse meglio”; magari è pure vero, ma per avere un giudizio completo avremmo dovuto vedere anche tutti quei cubi di cemento costruiti nelle borgate, lontano da tutto, senza acqua né fognature (Primavalle, Tiburtino, Valmelaina, Trullo, Acilia); avremmo dovuto parlare della prima Borgata Gordiani, con cessi alla turca, senza elettricità e senza fognature, gli scoli a vista come in una favela; quella roba non ci è arrivata perché per fortuna è stata demolita, e al suo posto sono sorti quartieri che avranno tutti i problemi del mondo, ma cacchio, l’orrenda democrazia ci ha portato acqua, luce, dignità. E manco vi ha fatto invadere l’Etiopia in cambio.

In conclusione, no, non c’è un motivo “razionale” per essere fascisti: non potete appigliarvi a nulla, se volete essere fascisti siatelo, ma abbiatene il coraggio; se siete cultori dell’edilzia popolare tatuatevi Fanfani, sul bicipite, che di case ne ha fatte costruire molte di più e di molto migliori.

Questa storia ormai ampiamente sdoganata delle “cose buone” si giova di due elementi: la scomparsa dei testimoni diretti (complicato dire a un reduce della Russia mandato sul Don senza scarponi “Però oh, lo stadio di Firenze che bello neh?”) e anche della cultura storica. Perché per valutare tutti gli elementi servirebbe capire che oggi, a novant’anni dai fatti, tutto quello che ci rimane (edilizia, filmati, manifesti) è esattamente quello che I fascisti volevano restasse. Negli ultimi trent’anni abbiamo puntato solo sulla memoria delle vittime, sulla violenza: sono cose che si dimenticano, e dopo settant’anni di pace (grazie di niente, democrazia) non gli si dà più tanto peso. Che sarà mai?

Dopo la guerra si decise di non abbattere nulla, perché la coscienza degli italiani sarebbe bastata. Oggi però, rimane la propaganda. Ed esattamente come allora, la gente ci crede.

(nella foto, la “cosa buona” Borgata Gordiani)