COME TRASFORMARE DIO IN UN RELATIVISTA E FINGERE CHE NULLA SIA SUCCESSO

DI ALDO MARIA VALLI

“Come può Dio volere religioni che neghino la divinità e la resurrezione di Cristo?”

È la domanda che il filosofo Josef Seifert si pone in un articolo a commento della discussa e discutibile dichiarazione di Abu Dhabi, sottoscritta da papa Francesco e dal grande imam di Al-Azhar Ahmad Al-Tayyeb, nella quale si afferma che “il pluralismo e le diversità di religione”, così come quelle di colore, di sesso, di razza e di lingua, “sono una sapiente volontà divina”.

Molte verità su Dio e la legge morale naturale, argomenta Seifert, possono certamente essere conosciute dai pagani e trovarsi in religioni diverse da quella cattolica, ma la dichiarazione di Abu Dhabi, attribuendo alla sapiente volontà divina la diversità tra le religioni, va molto più in là ed è incompatibile con la nostra fede e con la logica stessa. Infatti, come può Dio volere religioni che negano la divinità di Cristo? Come può Dio volere che gli uomini sostengano convinzioni contraddittorie od opposte riguardo a Gesù Cristo e a Dio stesso? Come può Dio  volere che gli uomini cadano nel peccato, adorino falsi dei, diventino vittime di errori e superstizioni e aderiscano a religioni atee o panteiste? Come può Dio, in opposizione alla richiesta di predicare il Vangelo a tutte le creature, volere qualsiasi tipo di eresia cristiana, per non parlare delle religioni che negano la fede in base alla quale Gesù dice a Nicodemo che chi crede in lui sarà salvato e chi non lo farà sarà dannato (Gv 3,18)?

Inoltre, scrive Seifert, attribuendo a Dio la volontà che ci siano religioni che contraddicono la sua divina rivelazione, invece di attribuirgli la volontà che tutte le nazioni credano nell’unico vero Dio e nel suo figlio redentore, Dio si trasforma in un relativista che non sa che esiste una sola verità e che il suo opposto non può essere vero. Dio diventa così un relativista al quale non importa nulla che gli uomini credano nella verità o nella falsità.

E poi c’è un’altra conseguenza, non meno devastante. Se davvero Dio vuole tutte le religioni nella loro diversità, significa implicitamente che non vuole la Chiesa cattolica con la sua pretesa di essere la Chiesa unica, al di fuori della quale non c’è salvezza. Significa che respinge la Chiesa cattolica con i suoi dogmi e il magistero che nel corso dei secoli ha combattuto qualunque tipo di relativizzazione del cristianesimo.

In  breve, dice il professor Seifert, ogni cattolico dovrebbe pregare perché il papa si converta e rigetti l’orribile concetto contenuto nel documento sulla fratellanza umana firmato ad Abu Dhabi. “Se non lo farà, temo che possa applicarsi il diritto canonico, secondo il quale un papa perde automaticamente il suo ufficio petrino quando professa un’eresia e specialmente quando professa la somma totale di tutte le eresie” perché trasforma Dio in un relativista.

Sulla dichiarazione di Abu Dhabi, che secondo Seifert implica “la fine della cristianità”,  giorni fa, a poco meno di un mese dalla firma, è intervenuto lo stesso Francesco, il quale, conversando con il vescovo Athanasius Schneider, si è giustificato sostenendo che quando ha parlato di volontà divina intendeva la volontà permissiva di Dio (“Dio permette”) e non la volontà positiva (“Dio vuole”).

Seifert tuttavia definisce questa spiegazione “insufficiente” sia sul piano formale, perché una conversazione privata non può correggere una solenne dichiarazione pubblica, sia sul piano sostanziale, perché è evidente che nulla esiste se non è “permesso” da Dio e comunque nella dichiarazione sottoscritta con il grande imam non si dice che Dio permette la diversità di religione, ma si dice che la vuole in base alla sua sapienza.

Che cosa sarebbe successo, si chiede Seifert, se il papa, ricorrendo all’idea della volontà divina permissiva, avesse detto che fin dalla creazione Dio ha voluto l’uccisione di milioni di persone ad Auschwitz? Il mondo intero si sarebbe scandalizzato e il pontefice si sarebbe dovuto scusare per una dichiarazione così terribile.

Monsignor Schneider, in un’intervista, ha poi raccontato: “Quando nella mia risposta a lui [al papa] ho sottolineato che la diversità dei sessi non è volontà permissiva di Dio, ma è positivamente voluta da Dio, il Santo Padre lo ha riconosciuto e ha convenuto con me che la diversità dei sessi non è una questione di volontà permissiva di Dio. Ma quando menzioniamo entrambe queste diversità [quella fra i sessi e quella fra le religioni] nella stessa frase, allora la diversità delle religioni viene interpretata come volontà positiva di Dio, come la diversità dei sessi. La frase porta quindi a dubbi e interpretazioni erronee. Da qui il mio desiderio, e la mia richiesta, che il Santo Padre rettificasse. Ma egli ha detto a noi vescovi: potete dire che la frase in questione sulla diversità delle religioni significa la volontà permissiva di Dio”.

Domanda (nostra) finale: questo modo di concepire il munus docendi da parte del papa non è un tantino, diciamo così, disinvolto?

Aldo Maria Valli