SALVARE IL CLIMA, IN TUTTE LE LINGUE DEL MONDO

DI LUCA SOLDI

 

 

Sono scesi nelle strade, nelle piazze per ricordare al mondo che ormai siamo al capolinea. La natura, nostra madre Terra non può più tollerare di venire offesa.

E questa giornata passerà alla storia della lotta per il clima, grazie ad una sedicenne Greta Thunberg, diventata leader suo malgrado ed arrivata ad essere proposta come prossimo Nobel per la pace.
È stata lei con pazienza, con la calma dei forti a portare milioni di giovani, questo venerdì, in piazza per dire basta allo sfruttamento indiscriminato del Pianeta.

E così questo sciopero salva-pianeta da scommessa di una adolescente è diventato un evento record, di portata inimmaginabile: “In tutta Italia siamo un milione”, dicono gli organizzatori della manifestazione. A Milano, dove si contavano quasi 100 mila persone, il percorso è stato deviato per arrivare in piazza Duomo e non più in piazza della Scala, troppo piccola per accogliere tutti.
Diecimila ragazzi a Firenze a colmare di striscioni e cartelli multicolori piazza Santa Croce, seimila a Roma e tremila a Bologna in piazza Maggiore, poi tremila anche a Bergamo, e via via nei luoghi meno conosciuti del nostro Paese.
A Torino incontro in Piazza Arbarello e qui il corteo che si è concluso in Piazza Castello, dove si è tenuto l’evento principale con la partecipazione del metereologo e climatologo Luca Mercalli A Napoli Fridays for future ha chiamato a raccolta la Campania in piazza Garibaldi. A Palermo concentramento in piazza Verdi, da dove è partito il corteo diretto al Palazzo dei Normanni, sede dell’Assemblea Regionale Siciliana, per “portare il nostro messaggio non solo alla Regione e alle amministrazioni, ma al nostro Governo Nazionale”. A Bari la manifestazione ha avuto inizio in Piazza Diaz e attraverso corso Vittorio Emanuele si è conclusa in Piazza della Libertà. Anche a Taranto gli studenti in corteo per il “Global Strike For Future”. Al centro della mobilitazione tarantina non solo il tema dei cambiamenti climatici ma anche l’impatto dell’ex Ilva, ora Arcelor Mittal Italia, sulla vita e sulla salute dei cittadini in particolare dopo che il sindaco di Taranto dal 2 marzo aveva chiuso con ordinanza due scuole del rione Tamburi, con 708 tra bambini e ragazzi, perché vicine alle collinette ecologiche ex Ilva che la Procura ha sequestrato per inquinamento.
L’aspettativa era alta, l’organizzazione non partiva dal niente, erano mesi che nelle scuole, nei luoghi d’incontro, sugli stessi social si mettevano in piedi le basi di un movimento del tutto nuovo ed alternativo.
Il “FridaysForFuture”, lo sciopero degli studenti contro i cambiamenti climatici, ha visto Italia e Francia i paesi europei maggior numero di raduni. L’Italia, con 235 raduni organizzati, è il Paese più attivo, prima di Francia (216), Germania (199), Stati Uniti (168), Svezia (129) e Gran Bretagna (111). In Europa la manifestazione coinvolge gli studenti anche in Spagna (65), Portogallo (36), Belgio (31), Irlanda (31) e Finlandia (26).

In un recentissimo appello lanciato da Greta su Twitter, quattro giorni fa, avevano aderito movimenti di studenti di 123 Paesi diversi, con manifestazioni previste in 2052 città ai quattro angoli del pianeta. Erano settimane che il nuovo movimento degli studenti, trainato da Greta che come ogni altro venerdì degli ultimi tempi era in piazza con tanti studenti svedesi di fronte al Parlamento di Stoccolma.
Insieme chiedevano a gran voce ai governi dei rispettivi Paesi politiche più incisive contro il riscaldamento globale, in particolare per ridurre le emissioni di anidride carbonica, tra i principali gas serra.
Negli Stati Uniti la protesta è diventata l’ennesima occasione di sfida verso presidente Usa Donald Trump, protagonista dello strappo dagli accordi sul clima di Parigi. I cortei degli studenti americani hanno toccano tutti i 50 stati, ma a Washington una tappa speciale è prevista a Capitol Hill, dove ha sede il Congresso, e a due passi dalla Casa Bianca da sempre scettica sul riscaldamento globale.

In India centinaia di scuole e studenti hanno aderito a Bangalore, Mumbai, Hyderabad, ma anche in in cittadine più piccole. In Cina, tra le nazioni più inquinate e inquinanti in assoluto, gli studenti sono stati “frenati”: solo 5 le città coinvolte – Chaoyang, Guangzhou, Hangzhou, Shanghai e Shenzhen. Pochi gli studenti in piazza anche in Brasile, almeno stando a quanto è stato riferito fino ad adesso.

Tornando al nostro Paese colpiscono le reazioni della politica.
Fra i “grandi”, fra quanti avevano minimizzato, sottovalutato hanno prevalso coloro che hanno preferito far finta di niente o tuttalpiù tentare di accodarsi all’ultimo minuto.
Non è stato certo questo il caso del presidente della Repubblica:
“Siamo sull’orlo di una crisi climatica globale, per scongiurare la quale occorrono misure concordate a livello planetario “. Sergio Mattarella, ben consapevole delle ragioni dei giovani aveva scandito queste parole nel Teatro comunale di Belluno dopo avere reso omaggio alle duemila vittime della tragedia del Vajont del 9 ottobre 1963.
Anche quella una tragedia, una delle tante, causate dalla volontà dell’uomo di far violenza alla natura.
Fra quanti sono intervenuti alle manifestazioni qualche testa con i capelli grigi, qualche politico, qualche famiglia al completo ma non certo il ministro dell’istruzione Marco Bussetti, che tenendo Fede ai suoi principi non ha fatto certo come il suo omologo in Scozia che ha autorizzato gli studenti a saltare le lezioni.
Lui, voleva dare lo stop: “Si andrà a scuola regolarmente”, aveva spiegato convinto il povero ministro dell’Istruzione che invece ha ricevuto una solenne bocciatura al suo ordine.
Intanto a migliaia di chilometri di distanza Greta dava il via alla manifestazione.
È intervenuto, su Facebook, anche Roberto Saviano: “Siamo l’ultima generazione che può fare Qualcosa. Non abbiamo un altro pianeta. #Fridaysforfuture #globalwarming”.
“Non vogliamo le vostre speranze, vogliamo che vi uniate a noi”: era cominciato così il contributo della giovane Greta, pubblicato su Faz online, in occasione della prima manifestazione globale per il clima. “Questo sciopero viene fatto oggi – da Washington a Mosca, daTromso a Ivercargill, da Beirut a Gerusalemme, da Shanghai a Mumbai – perché i politici ci hanno abbandonato”, ha scritto l’attivista sedicenne svedese sul principale quotidiano tedesco, insieme al volto tedesco della protesta Luisa Neubauer. “Abbiamo assistito a trattative lunghe anni per accordi sul clima miseri, abbiamo visto imprese a cui è stata dato il via libera per scavare la nostra terra, trivellare sotto il nostro suolo e per i loro profitti bruciare il nostro futuro”, scrivono le due ragazze. “I politici conoscono la verità sul cambiamento climatico e ciononostante hanno ceduto il nostro futuro agli approfittatori, il cui desiderio di denaro veloce minaccia la nostra esistenza”, prosegue il testo.