IL COLESTEROLO. L’INFIAMMAZIONE PROSTATICA E LE “NOCCIOLINE”

DI MARIO RIGLI

 

Oggi dopo pranzo stavo guardando le mie due diete. I dottori mi hanno stroncato imponendomi (quasi) questo modo di mangiare. Non si sono limitati a capsule, pasticche e presine, ma mi hanno tolto tutto il piacere della tavola. E la dieta per il colesterolo non è sovrapponibile a quella per l’infiammazione prostatica . Quello che una permette è l’altra che lo esclude. Niente o quasi di quello che mi piace è rimasto indenne da quei due fogli dattiloscritti. Cioccolato e finocchiona, capofreddo e caffè, maiale e ragù, bistecca alla fiorentina e cotoletta alla milanese, fritto, compreso le verdure e griglia, vino e birra, brodo di carne e bollito, grappa e super alcolici, pepe e peperoncino, salame toscano e salamino alla milanese; niente di tutto questo mi è rimasto, tutto proibito, inibito, interdetto, proscritto, vietato.
Il mio sguardo si è posato sulla frutta secca. Per la verità una dieta la concede, ma la esclude categoricamente l’altra. Solo semi salati di zucca sono permessi da entrambe, ma niente noci, mandorle, pistacchi, nocciole e soprattutto arachidi.
A me le noccioline piacevano da morire. Niente noccioline. E mentre pensavo alle arachidi mi è tornato in mente un ricordo di infanzia.
Avrò avuto cinque o sei anni. Mio nonno Lele mi disse:
– Vieni, Mario, si va a raccogliere le noccioline.
Andavo sempre volentieri con mio nonno, mi divertivo, mi svagavo e soprattutto imparavo le cose e la vita.
Mio nonno era contadino, non so se aveva finito le elementari, ma sapeva scrivere e far di conto, le addizioni le faceva quasi mentalmente perché cominciava il calcolo da sinistra invece che da destra. Mi sono chiesto sempre come potesse fare con la sua matita copiativa (il signor Bic ancora non si era affacciato all’orizzonte). Ma a parte leggere e far di conto, mio nonno sapeva tutto sul tempo, il sole, le nuvole e la pioggia non avevano segreti per lui, sugli animali, sulla vita, sull’esistenza. Non conosceva Socrate, Platone o Aristotele, ma sono sicuro che avrebbe dato loro del filo da torcere.
Ci incamminammo verso il campo in fondo al podere, verso il fiume (ancora non sapevo neppure che quel fiume si chiamasse Ciuffenna). Lì mio nonno ci teneva a bagno i ballini con i lupini. L’acqua allora era perfetta. Pensavo si dirigesse verso gli alberi in fondo. No, invece si fermò in un campo dove c’erano diversi filari di strane piante, un po’ simili alle piante di patate, almeno come coltivate e messe, perché le foglie erano molto diverse. Aveva portato con se vanga e marra. Si fermò alla prima pianta del primo filare e dette una vigorosa zappata.
Prese la pianta e la tirò su da terra. Io rimasi a bocca aperta. La pianta aveva numerose radici dalle quali pendevano come delle patatine. Le noccioline nascevano sotto terra come le patate!!! Rimasi un po’ male, certamente sbalordito. Il mio sguardo doveva essere fortemente interrogativo, mio nonno sorrideva sotto i baffi guardandomi.
Avevo sempre pensato che le noccioline nascessero sugli alberi, su alberi ad alto fusto tipo le querce e le noccioline si cogliessero come le ghiande. Anzi siccome quel frutto era o lo consideravo esotico ( le noccioline nostrane crescono sul nocciolo, le noccioline “americane” nascono come le patate), forse per il suo appellativo, “americane”, immaginavo l’albero non verde come i nostri, ma azzurro o rosso.
Un po’ come l’albero azzurro o grigio o rosso di Mondrian, anche se allora non sapevo neppure chi fosse Mondrian.
Che scoperta quel giorno! Tornammo a casa con una mezza balla di noccioline e nonno mi disse che ora le dovevamo tostare, una specie di cuocere o mettere in forno.
….
Ma non è finita qui! Ho preso la macchina e mi sono diretto verso il primo negozio di sementi. Ho acquistato due scatole di arachidi da semina.
Oltre la dieta devo fare una regolare attività sessuale e movimento. A parte la prima cosa, domanimattina farò un bel movimento: zappa e vanga. Domani mattina seminerò “noccioline americane”.