IMANE FADIL, VICENDA DA NON SOTTOVALUTARE

DI VANNI CAPOCCIA

 

Imane Fadil, giovane 34enne italiana di origini marocchine è morta dopo un mese di sofferenze per un sospetto avvelenamento da sostanze radioattive. Vicenda che ha riportato alla mente quella analoga, avvenuta in Gran Bretagna, di Aleksandr Val’terovič Litvinenko ex agente dei servizi russi poi dissidente. Una circostanza alla quale i media di tutto il mondo compresi quelli italiani, dettero la risonanza che un fatto del genere meritava.

Mentre quanto avvenuto in Italia più che per raccontare cosa sia successo sembra venga utilizzato per ricordare che in in passato Imane Fadil sia stata invitata alle “cene eleganti” di Berlusconi, si rifiutò di diventare un’olgettina divenendo così una testimone scomoda nei processi.

È ovvio che in casi del genere tutte le possibili strade e tutti i risvolti vadano tenuti in considerazione. Ma concentrare l’attenzione come fanno i media nostrali sulla storia passata delle olgettine; senza chiedersi come abbia fatto la vittima ad intuire d’essere stata avvelenata, né cercando di capire come Imane Fadil abbia vissuto in questi ultimi anni, chi ha frequentato, gli interessi che aveva sia sottovalutare di molto una morte forse avvenuta per avvelenamento da sostanze che al mondo pochi possono procurarsi. Ed anche indice del provincialismo italiano del quale il giornalismo nostrano non è lo specchio ma una delle cause.