LA DEPRESSIONE SOFFRE IL SOLLETICO

DI MARINA VIOLA

Come ogni volta, dopo aver consegnato il mio ultimo libro all’editore, mi sento come se non avessi la terra sotto i piedi perché non ho più nessun progetto in ballo. Questo, almeno nel passato, è sfociato in un periodo in cui la depressione, di cui soffro da anni, trova il modo di risvegliarsi e di impossessarsi di me.

Questa volta, però, spero sia diverso. Ho deciso che questa volta la combatto ancora prima che arrivi. Ai primi sintomi, tipo la voglia di non fare niente, l’inspiegabile stanchezza, la voglia di ritirarmi nel mio guscio e non vedere nessuno, la mia amica Cristina mi fa: “Oh, mi sono iscritta in palestra. Dai, vieni anche tu!”. Io e la mia amica Cristina ci eravamo già iscritte in palestra insieme l’anno scorso. Poi ci siamo andate per due mesi abbiamo mollato, perdendo anche un sacco di soldi.

Ma questa volta la palestra è arrivata al momento giusto: sono ingrassata, anche per via del nuovo antidepressivo che mi fa stare meglio, ma mi ha fatto prendere dieci chili e mi ha fatto dimenticare le gioie del sesso, e sono all’inizio di un altro episodio depressivo.

Ho deciso: tutta quella energia negativa che mi sta per assalire come un’onda anomala, verrà scaricata sul tappetino della palestra. Ho anche deciso di passare questo periodo in cui non ho nulla da fare per pensare un po’ a me. L’altro giorno, dopo un’ora e mezza di palestra, sono andata a farmi la manicure e la pedicure, e mi sono sentita un po’ come se fossi in vacanza.

Questo fine settimana, invece, ho deciso di passarlo a Becket, da sola con i miei due cani, che in questo periodo hanno un ruolo prettamente terapeutico. Sono arrivata venerdì pomeriggio e la casa era fredda e immobile. Ho acceso il fuoco nella stufa, sacramentando perché la legna, che sta fuori, è bagnata, mi sono fatta un panino che ho diviso con i cani e mi sono spaparanzata sul divano a lavorare a maglia davanti alla mia serie tivvù preferita. Di fianco a me, i cani e un generoso bicchiere di whiskey. Ho fumato in casa (cosa proibitissima) e sono andata a letto presto. Ieri Fiona e Rosie hanno insistito, e siamo andate a fare una lunga passeggiata tra i boschi. Siamo arrivate al laghetto ancora congelato, abbiamo camminato nel silenzio per più di un’ora. Poi siamo tornate a casa, ho provato a spostare dei mobili della sala per cambiarla, ma poi ho rimesso tutto com’era perché non stavano bene. Mi sono seduta a leggere a voce alta ai cani, che si sono addormentati e dopo un po’ dormivo anch’io. Ci siamo svegliate alle sei di sera, giusto in tempo per versarmi un bianchino mentre cucinavo. Temevo che la depressione mi prendesse proprio a Becket, dove non c’è niente da fare ed è facile abbassare la guardia. Invece posso dire che non ce l’ha fatta, non ancora.

Soffrire di depressione è un po’ come quando si ha il primo attacco di panico: si ha la certezza di morire, si sta malissimo. Ma poi, anche se non si muore, quello che rimane è il terrore che ne arrivi un altro. La depressione è uguale: anche quando si sta bene, si ha il terrore che i suoi tentacoli si possano attorcigliare a te in ogni momento. Si vive nel terrore che ritorni.

Quando arriva, ho trovato che la cosa migliore da fare sia abbassare la testa e farle fare il suo corso, un po’ come l’influenza. Trovo inutile combatterla, mi sento come un Davide senza forza e lei, la depressione, come un Golia dopo mesi di steroidi. Una battaglia inutile. Ma, dopo anni, ho imparato a sentire i tentacoli scivolare silenziosamente verso di me, e posso almeno provare a scappare, o a combattere, a cercare di convincerli di andarsene, di tornare più tardi.

La palestra aiuta.

Il pensare a un prossimo progetto aiuta.

Dormire attorcigliata ai cani aiuta.

Scrivere aiuta.

 I fiori che mi compra Dan la sera, prima di arrivare a casa, aiutano.

Ci vuole pazienza e tenacia.

Ieri sera ho visto i tentacoli arrivare silenziosi e gli ho fatto il solletico. Per ora sono andati via.