MILLE EURO AL MESE PER CHI STA A CASA A FARE LA MAMMA. LA PROPOSTA DEL POPOLO DELLE FAMIGLIA CHE FA MOLTO DISCUTERE

DI CHARLOTTE MATTEINI

«Spesso una donna che fa la mamma viene vista come una mantenuta dal marito o una semplice casalinga. Con mille euro al mese si garantisce loro piena dignità», ha spiegato Mirko De Carli, coordinatore del Popolo della Famiglia, presentando la proposta

Un reddito di maternità per le mamme sarde che stanno a casa. È la proposta di legge di iniziativa popolare che il coordinatore nazionale del Popolo della Famiglia, Mirko De Carli, ha illustrato assieme al presidente di Fortza Paris, Gianfranco Scalas, e al capogruppo dei Riformatori Michele Cossa. In sostanza, le tre forze politiche vorrebbero arrivare all’introduzione di un assegno da mille euro al mese, per ogni figlio nato, fino agli otto anni, da destinare alle mamme a tempo pieno.

«Ormai le donne possono solo lavorare, senza scegliere di restare a casa e fare le mamme a tempo pieno. Stiamo vivendo un inverno demografico», ha spiegato Mirko De Carli, coordinatore nazionale del Popolo della Famiglia di Mario Adinolfi. «Per le donne sarde si tratta di uno stipendio, esentasse, e per ogni nuovo figlio ripartono gli otto anni e anche i mille euro», ha sottolineato De Carli.

Per il coordinatore del Popolo della Famiglia, questo reddito di maternità permetterebbe alle donne una vera autodeterminazione: «In tante lavorano con contratti in bianco o ricattate dal datore di lavoro proprio per quanto riguarda la possibilità di avere figli o formarsi una famiglia. Spesso una donna che fa la mamma viene vista come una mantenuta dal marito o una semplice casalinga. Con mille euro al mese si garantisce loro piena dignità. E, dopo il quarto figlio o in caso di figlio disabile si passa al vitalizio, ovvero uno stipendio mensile di mille euro per tutta la vita».

I costi

Il costo della misura ammonterebbe a tre miliardi circa l’anno a valere sul fondo della presidenza del Consiglio per le politiche familiari e le Pari opportunità per il triennio 2020-22. La proposta di legge non sembra essere stata così ben accolta, tanto che ha scatenato un’accesissima diatriba sui social network.

La maggior parte delle critiche è arrivata dal mondo femminista – ma non solo – per un motivo ben preciso: «Quel “a patto che stiano a casa” mi fa venire i brividi. Lotta per indipendenza ed emancipazione affinché la donna potesse scegliere se essere madre e comunque lavorare la buttiamo nel cesso. Massì, dai col capitalismo e povertà dilagante (voluta, eh) buttiamogli 1000 euro al mese e rimettiamole al loro posto. Ma non devono fare altro», si legge nel post di protesta pubblicato da Abbatto i muri, pagina Facebook molto attiva sulle questioni di genere e che da tempo si batte per l’autodeterminazione della donna.

«La destra al governo si presenta in Sardegna e svela le sue priorità. Che poi sono le stesse ovunque: pagare le donne per fare figli e a patto che stiano a casa», è la posizione di Beatrice Brignone, segretaria di Possibile.