REGNO UNITO. PER LA BREXIT CALENDARIO COL BRIVIDO

DI ALBERTO TAROZZI

E’ notizia di poche ore fa che il governo inglese, in assenza di svolte nella trattativa al suo interno, non ha ancora formalizzato la richiesta di rinvio che consenta di presentare a Bruxelles un nuovo progetto di brexit  oltre la data prevista del 29 marzo. Cosa succederà?

29 marzo, 26 maggio, 1 luglio.

Queste le tre date fatidiche che segnano il cammino della brexit.

29 marzo: data di scadenza ufficiale entro la quale viene attesa una comunicazione di Londra in sede Ue. Visto che una decisione difficilmente verrà  presa,  dovrà in alternativa pervenire a Bruxelles una richiesta di rinvio del governo britannico, con tanto di nuova scadenza. Non del tutto scontata pare l’accettazione della Ue. E’ infatti  necessario un parere favorevole espresso all’unanimità e nel merito c’è da accusare un certo mal di pancia da parte del duro Macron. A rendere ancora più complessa la situazione ha inoltre contribuito la considerazione di queste ore del governo inglese che, prima di chiedere il rinvio all’Ue, intende avere raggiunto un minimo di accordo con tutte le componenti della maggioranza: in primo luogo con gli irriducibili unionisti nordirlandesi. In altre parole la May non desidera esporsi con Bruxelles per poi andare incontro ad una terza bocciatura consecutiva in casa propria.

26 maggio: una volta chiarita la data del rinvio e ottenuto il consenso di Bruxelles, che si è detta disponibile ad attendere fino ad un’ora prima del 29 marzo, resta un problema di non poco conto. Un rinvio a breve fornisce scarse garanzie di successivo accordo nel governo. Come dire  che in due mesi dovrebbero sciogliersi nodi irrisolti  in tutto il tempo disponibile finora. Tanto che pare già più che probabile che debba essere il parlamento a prendersi la responsabilità di dare una risposta, una volta esautorata la May, proposta già avanzata giorni fa e bocciata per un pugno di voti. Certo è che, se mettere d’accordo gli alleati di governo è un bel problema, conseguire l’accordo della Camera lo è ancora di più. Per contro, un rinvio a tempi lunghi starebbe a significare che la proposta verrebbe avanzata solo dopo  le elezioni europee del 26 maggio. Situazione al limite del grottesco. Un paese che discute per alzare il muro contro la Ue adotta come primo passo una strategia che lo vede andare al  voto come i più disciplinati membri dell’Unione.

1 Luglio  o quando mai sarà, se ci sarà, il giorno della fatal decisione. Gran Bretagna con tanto di parlamentari Ue pronti a sbattere la porta e scenari a scelta multipla. Proposta dura e pura che Bruxelles presumibilmente non accetterà. No deal a terrorizzare tutti. O invece un addolcimento dei toni, di cui per ora non si scorgono le avvisaglie. Nuove elezioni e/o nuovo referendum, soluzioni che per il momento vengono escluse. O magari tutti al mare che alla brexit ci pensiamo alla fine delle vacanze e per il momento rimaniamo nella Ue.  E nel frattempo, a pensare male…. tappi di spumante dalle parti degli operatori finanziari che nelle situazioni di incertezza, come è noto, realizzano gli affari migliori.

Stiamo scherzando? Forse sì, forse no. Continua, ma non finisce, al prossimo numero.